Roma, lanciavano i bimbi nella cuccia del cane: a processo titolari di asilo nido

Roma, lanciavano i bimbi nella cuccia del cane: a processo titolari di asilo nido
di Adelaide Pierucci
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Giovedì 16 Novembre 2017, 08:05 - Ultimo aggiornamento: 20:11

Lanciavano i bambini con noncuranza sul tappetino della cuccia del cane e all'occorrenza li offendevano pure: «Brutta, non lo vedi quanto sei brutta». Oppure: «negro», al bimbo di colore. E ancora, «mongoloide, frocio». Senza contare le allusioni sessuali. I bimbi, da pochi mesi fino a tre anni da una parte, dall'altra i due imprenditori fuorilegge. La procura ha chiesto il giudizio immediato per Silvia e Eligio Scalas, due fratelli fino a giugno gestori dell'asilo nido La Culla, al Pigneto, ora ai domiciliari.

Un asilo si è scoperto poi illegale, con lavoratori in nero, allestito in un appartamento, senza insegne, e che non rilasciava ricevute. Diciotto coppie da ieri si sono costituite parte civile per chiedere la punizione dei due gestori e il risarcimento dei danni. Una storia venuta a galla grazie ad Alice, un anno. E nessuna intenzione di ambientarsi al nido. Usciva con gli occhi rossi, segno di un pianto prolungato; assetata perché si rifiutava di mangiare e bere e contraria anche al cambio del pannolino. Il primo campanello di allarme allora lo aveva lanciato proprio la pediatra: la bimba aveva la candida, perché evidentemente cambiata poche volte durante il giorno.

I SEGNALI
Ma quando la mamma la vede schiaffeggiarsi da sola o svegliarsi di soprassalto la notte decide di infilare nello zaino della figlia un registratore. I sospetti diventano riscontri. Le prove, almeno per la procura, arrivano con le telecamere piazzate all'interno su disposizione del pm Claudia Alberti. Il gip Vilma Passamonti nella misura cautelare in carcere con l'accusa di maltrattamenti a carico degli indagati, eseguita l'11 giugno, parlava di «trattamenti disumani e pietosi», prolungandosi sulle offese riservate ai bambini e per lo più non ripetibili, ma anche «maltrattamenti fisici», come il lancio dei piccoli «con violenza e dall'alto su un materassino sottile posto a terra e adibito a cuccia del cane di famiglia».

Condotte abituali che avrebbero portato i due educatori a schiaffeggiare i bambini per motivi banali o a usare «inqualificabile violenza psichica» e che hanno spinto una piccola ad autodefinirsi «spastica». Violenze notate anche da una 12enne, familiare dei gestori dell'asilo e che nel biasimarle ha ottenuto una risposta spiazzante, finita agli atti: «Taci, altrimenti ci fai finire tutti in galera».
 

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