Roma. affreschi, mosaici e statue: spunta la città sotto la Portuense

Giovedì 6 Aprile 2017 di Laura Larcan
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Lì dove c’era un drugstore, ora c’è un frammento di città inimmaginabile. Cappelle affrescate, ambienti rivestiti di mosaici e stucchi, sequenze di colombari intatti, corredi preziosi, ceramiche e statue che echeggiano riti e usi quotidiana di duemila anni fa. Un orizzonte di storia, che racconta la Roma della via Potuense, sorta lungo il tracciato che portava al mare, alle saline (il vero business dell’antichità), a Portus, la ciclopica città portuale dell’impero. Siamo in via Portuense 317, al cospetto della Drugstore Gallery (un nome scelto non a caso per evocarne il passato prosaico). È il progetto ambizioso, quasi una sfida, della Soprintendente per l’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma Margherita Eichberg: riportare alla luce e valorizzare i monumenti di un territorio strategico di Roma a partire dalla sua famosa grandissima Necropoli Portuense. La visita è un tuffo al cuore.

 

IL PROGETTO. Anni di scavi, studi ed ora il coronamento di un museo speciale che sarà presentato oggi. «Fu l’imperatore Claudio a realizzare la Via Portuensis nella prima metà del I secolo d.C., seguendo il tracciato più antico della Via Campana usato dai romani per gli approvvigionamenti di sale, l’unico elemento con cui conservavano i cibi», racconta Carmelina Ariosto, che con Laura Cianfriglia ha curato il progetto. Il sale si raccoglieva al Campus Salinarum, le saline di Maccarese. «Tutta l’occupazione antica utilizza prima la via Campana poi, con Claudio, la Portuense - dice Ariosto - A destra e a sinistra le colline di tufo di Monteverde fungevano da cave con cui è stata costruita mezza Roma. E lungo il tracciato, nei piani più livellati, i romani scelsero di realizzare i luoghi di sepoltura».

IL VIAGGIO. Ed eccola qui raccontata ora la lunga storia ininterrotta della Portuense imperiale. Grandi protagonisti, i mausolei riaffiorati dai sotterranei dell’ex drugstore (che in passato è stato anche salone espositivo per autovetture). Si tratta di tombe di nuclei familiari con resti di affreschi e mosaici, con decorazioni a stucco e nicchie dalle volte a forma di conchiglia. Uno spettacolo. Anche per il sistema di illuminazione che gioca con le sfumature cromatiche ad evocare suggestioni temporale, dal crepuscolo all'alba. «Abbiamo esposto tutto quello che abbiamo ritrovato nel corso degli scavi in quest’area», racconta Ariosto.

IL GUERRIERO. Star del percorso è la tomba del guerriero della Muratella, una sepoltura eneolitico databile fra il 3700 e il 2300 a.C., intatta nel suo scheletro e nel suo corredo di frecce, che non ha riscontri con nessun altro ritrovamento. Sepolto con le gambe flesse, aveva 25 anni al momento della morte. Come racconta Ariosto, la tomba venne trovata nel corso di indagini archeologiche preventive nel 2006 nel territorio esteso sul poggio della Muratella, in località Casale Somaini, nei pressi di Via della Magliana. Era una sepoltura isolata a grotticella scavata nel locale strato argilloso. L'inumato era un individuo adulto, deposto supino con gli arti superiori flessi, le mani sul pube e gli arti inferiori piegati verso destra. «Dalla posizione dei femori e delle tibie si deduce che l’individuo è stato deposto con le gambe flesse. Il corredo funebre è composto da punte di freccia di differenti dimensioni ed utensili sia in selce che in rame; tra questi ultimi è presente una lama d’accetta». L’aspetto straordinario di tale rinvenimento è che il cadavere «era stato deposto sopra una struttura in materiale deperibile di cui si è conservato solo il calco di forma rettangolare, che potrebbe essere interpretata come una sorta di “lettiga” funebre in legno». Data l’importanza del rinvenimento, la sepoltura è conservata all’interno di una teca climatizzata.

IL RICORDO DI VESPASIANO. Ed ecco un cippo di travertino con un’iscrizione che svela l’intervento dell’imperatore Vespasiano (I sec. d.C.) per il recupero di un’area sacra abusivamente occupata da privati. Il viaggio corre lungo 350 metri quadri, strutturati come spazio polivalente con una biblioteca specialistica per coinvolgere i cittadini del quartiere. Con l’associazione culturale Cultura 3.0, le aperture saranno accompagnate con un programma di eventi, tra concerti, teatro, didattica. Compreso il circuito di visite guidate ai monumenti fino ad oggi chiusi al pubblico.

Ultimo aggiornamento: 7 Aprile, 11:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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