Roma, la rom ha 51 borseggi alle spalle ma resta libera: «E' il mio lavoro»

Martedì 24 Aprile 2018 di Marco Carta
La mattina presto il treno da Aprilia per raggiungere Roma. Poi, di giorno a zonzo per la città alla ricerca di turisti da borseggiare. Infine il ritorno a casa, la sera, come un vero pendolare. «Il mio lavoro è questo: rubo». Si è difesa così ieri mattina, di fronte al giudice monocratico, Vasvija H., bosniaca di origine rom, prima di patteggiare l'ennesima pena per tentato furto della sua vita. Nata a Sarajevo nel 1986, 8 figli e un curriculum criminale di tutto rispetto, il casellario di Vasvija conta ben 51 precedenti, nonostante un'età ancora giovane. La donna era stata arrestata alla fermata della metro A di piazza Vittorio il giorno precedente intorno alle 11 di mattina, mentre metteva a segno l'ennesimo colpo della sua carriera. Insieme a lei c'erano altre 5 complici, tutte donne rom, fra cui una bambina di dodici anni. Due delle sue colleghe riescono a fuggire, mentre lei viene colta in flagranza di reato. In mano ha ancora il portafoglio con circa 260 euro e le carte di credito sottratti ad una turista moldava, raggirata dal trucco consolidato dei borseggiatori in metro: si approfitta dei momenti di calca, poi si circonda la vittima isolandola dal resto dei passeggeri e infine si passa all'incasso, infilando le mani nella borsa o nelle tasche, prima di fuggire alla prima fermata utile. Vasvija e le sue amiche pensavano di averla fatta franca, invece un carabiniere in borghese della stazione Madonna del riposo (metro Baldo degli Ubaldi), le ha seguite e tenute d'occhio per tutto il tragitto. E dopo aver assistito alla scena del borseggio, ha fermato la banda di donne rom riuscendo ad arrestare Vasvija e altre tre complici, fra cui la minorenne.

LA BANDA
Del gruppo Vasvija è senza dubbio la più esperta grazie ai 47 precedenti per furto e tentato furto e altre 4 segnalazioni per evasione. Anche perché la migliore delle sue colleghe, di origine slava come lei, in quanto a reati si ferma a solo 19, meno della metà.
Numeri di un certo peso, che hanno incuriosito anche i presenti, tra cui il pubblico ministero Giuseppe Olivo, che ha chiesto alle tre donne, nel corso della convalida dell'arresto, cosa facessero per vivere: «Questo è il nostro lavoro. Noi veniamo a Roma per rubare», la risposta delle tre, che hanno patteggiato la pena di un anno per il tentato furto, oltre all'obbligo di dimora nella città di Aprilia. Insomma niente carcere per Vasvija, nonostante, il suo casellario giudiziario, un libro composto da 17 pagine, non lasci prospettare nulla di buono.
Aveva solo 15 anni nel 2001 quando venne condannata per la prima volta a 4 mesi. Un futuro davanti ancora tutto da costruire che nel tempo l'ha portata a collezionare numerose condanne. Quattro solo negli ultimi dodici mesi: a gennaio 2018, infatti, era stata condannata ad un anno sempre per la stessa tipologia di reato. Così come nel settembre 2017 e nel maggio 2017. Quattro anni complessivi da scontare ottenuti in meno di dodici mesi. Ma da ieri Vasvija è di nuovo a casa. Di certo, non per la gioia dei turisti in metro.
  Ultimo aggiornamento: 25 Aprile, 20:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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