Rogo al Tmb Salario, la nube mette paura: «C'è rischio diossina»

Mercoledì 12 Dicembre 2018 di Lorenzo de Ciccio e Camilla Mozzetti

Si alza per oltre cento metri e si propaga, complice il vento che soffia da Nord, fino a San Giovanni e oltre. Il nuvolone che fa spavento si diffonde dall'impianto di trattamento meccanico-biologico dei rifiuti di via Salaria, i mucchi di pattume cominciano a bruciare poco dopo le 4 del mattino. È una montagna di spazzatura, alta 9 metri. La causa del rogo? La stabilirà la Procura, che ha aperto un'inchiesta per disastro colposo. Certo è che dall'Eur all'Aurelio l'odore acre di bruciato ha appestato il risveglio di migliaia di romani, mentre stavano accompagnando i figli a scuola o erano in viaggio verso il lavoro.

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Cos'era quella puzza che si sentiva prima ancora delle nove del mattino? Bastava alzare lo sguardo per vedere la colonna di fumo compatta che da bianca diventava nera nel giro di pochi minuti. Difficile trovare l'inizio e la fine di quella nube anomala. Una linea pestifera che attraversa orizzontalmente il Salario, il Nomentano, piazza Bologna, arrivava e superava la basilica di San Giovanni sviluppandosi poi fino al centro storico. Via Nazionale, piazza della Repubblica, Termini, via Cavour: l'odore dell'incendio è arrivato sin qui. La Capitale è stata attraversata per chilometri e chilometri. Tutti pensavano sì, a un incendio ma dove e perché? L'allarme è cresciuto quando si è capito che a prendere fuoco erano state 700 tonnellate di monnezza, cioè spazzatura indifferenziata. «L'aria è inquinata», «Quella è una nube tossica», «Fa male a tutti». Social invasi da una girandola di commenti di questo genere. E la paura è dilagata sulle chat e nelle telefonate: «Da te si sente il tanfo? Qui non si respira». Ecco allora la carrellata di foto su Twitter e Facebook, ognuno a raccontare cosa si vedeva dal balcone di casa o dalle finestre in ufficio. Tutto lontano decine di chilometri da via Salaria, civico 981.

LE PRECAUZIONI
I più accorti senza aspettare l'invito dell'assessore all'Ambiente, Pinuccia Montanari, che proprio dall'impianto del Salario esortava i cittadini a «tenere chiuse le finestre» mentre le fiamme già zampillavano da sette ore abbondanti avevano già serrato le imposte, chiuso i riscaldamenti delle auto, e alzato sciarpe o legato fazzoletti sul volto incamminandosi per strada.
La zona più ammorbata dal fumo è stata logicamente quella intorno allo stabilimento, blindato dalle forze dell'ordine, trasformato in zona rossa. Tra Fidene e Villa Spada un asilo nido, distante 500 metri dal Tmb, è stato chiuso, mentre agli studenti del liceo classico e linguistico Aristofane sono state fornite mascherine per proteggersi dall'odore e dal fumo.
Tempo una decina di ore e l'incendio è stato domato, grazie ai vigili del fuoco arrivati sul posto in 40 con 12 squadre e un mezzo aeroportuale. A interventi ancora in corso, il Comune aveva rilanciato una nota dell'Arpa che tranquillizzava i residenti sulla scorta dei primi dati raccolti in vari punti di Roma: «Al momento le misurazioni effettuate ha spiegato l'Agenzia regionale per la protezione ambientale non hanno registrato valori fuori norma».

LE RILEVAZIONI
Pericolo scampato? In realtà, per escludere i rischi più seri servirà tempo, come racconta il direttore generale dell'Arpa Lazio, Marco Lupo: «Sicuramente c'è stato un impatto ambientale, come avviene in tutti gli incendi di questo tipo, non si può negare. Allo stato non possiamo escludere la presenza di diossina nell'aria, i risultati delle analisi non arriveranno prima di venerdì». La nube è dunque potenzialmente tossica? «Non posso escluderlo, le analisi della mattina erano di alcune centraline non nelle immediate vicinanze del rogo e hanno testato altri valori». Anche per questo Legambiente è pronta a sporgere denuncia alla Procura per disastro ambientale.

Ultimo aggiornamento: 12:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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