Roma, in una fiera ritrovata la testa di Giove rubata da Villa Albani Torlonia

Mercoledì 21 Novembre 2018 di Elena Panarella
I carabinieri del comando Tutela patrimonio culturale (Tpc) hanno recuperato importanti beni d’arte, numerosi reperti archeologici e circa 350 monete di epoca magnogreca e romana. L’importante recupero presentato oggi, è il frutto di tre distinte attività investigative dalla sezione archeologia del reparto operativo comando carabinieri Tutela patrimonio culturale.

La prima, coordinata dalla Procura di Spoleto, trae origine dal recupero di due importantissimi capitelli romanici, già provento di furto perpetrato ai danni della cripta di S. Giovanni in Leopardis in Borgorose (Ri). L’operazione, che ha consentito il ritrovamento dei due preziosi manufatti, è frutto del costante monitoraggio che viene effettuato nel settore dell’antiquariato, grazie ai capillari controlli amministrativi su tutto il territorio nazionale. Nello specifico, la verifica eseguita presso un antiquario umbro, ha consentito di localizzare i due capitelli variamente decorati, con motivi fitomorfi (foglie di acanto stilizzate con elementi stellari), zoomorfi ed antropomorfi, che sono quanto rimasto intatto di un importante complesso monastico benedettino del Cicolano, menzionato, per la prima volta nella Bolla papale di Anastasio IV del 21 gennaio 1153. Nel 1981 la cripta fu restaurata dal Comune di Borgorose, ma pochi anni dopo, nel dicembre 1984, subì un gravissimo ed irreparabile danno: ignoti, approfittando del pubblico disinteresse, spezzarono cinque colonne che sostenevano altrettanti capitelli, rubandoli e provocando così il crollo di parte delle volte e la rovina dell’intera struttura architettonica. «Il recente recupero alimenta la speranza di poter ricostruire - spiegano i carabinieri - anche solo virtualmente, l’intero complesso monumentale riconsegnando alla pubblica fruibilità di quel territorio, recentemente provato dagli eventi sismici, questi significativi frammenti di storia ed architettura che erano stati barbaramente aggrediti». 

La seconda indagine, coordinata dalla Procura di Roma, scaturisce da uno specifico servizio di controllo presso un’importante fiera internazionale di antiquariato di Firenze, dove gli investigatori del reparto operativo del comando carabinieri Tpc ha riscontrato che, presso uno stand, tra i vari beni esposti, c’era una scultura in marmo del XVIII Secolo raffigurante una testa di Giove. L’opera è risultata essere quella rubata nel 2013 nel complesso monumentale Villa Albani Torlonia. Le verifiche, condotte esaminando i singoli passaggi e la documentazione a corredo dell’opera, hanno consentito di risalire al ricettatore, personaggio già noto ai carabinieri per fatti analoghi. La terza operazione, ma non per importanza, si è sviluppata a partire dal 2011, a seguito di attività d’indagine in ambito internazionale, tesa a contrastare il traffico illecito di beni numismatici di provenienza italiana, in particolare attraverso il monitoraggio delle aste di settore. 

In quell’occasione erano state individuate persone dedite alla commercializzazione di monete di natura archeologica, soprattutto verso gli Usa e la Svizzera. L’analisi dei tabulati telefonici di uno dei due soggetti confermava l’ipotesi investigativa: venivano, infatti, accertati diversi collegamenti con pregiudicati per reati specifici, localizzati in Sicilia. Lo sviluppo dell’attività investigativa, denominata «Principato», coordinata sempre dalla Procura di Roma e dal ministero pubblico di Lugano, si concretizzava con la perquisizione delle cassette di sicurezza intestate ad uno degli indagati, presso le sedi della Ubs di Chiasso e Zurigo. L’operazione ha consentito di rinvenire materiale numismatico e beni di diversa tipologia. In particolare: reperti archeologici di epoca compresa tra il IV Secolo a.C. ed il VI Secolo d.C., monete romane e magnogreche, medaglie, nonché monili in bronzo. Recentemente, a conclusione dell’indagine, militari della sezione archeologia del reparto operativo, hanno proceduto al rimpatrio ed alla confisca dei beni risultati di sicura provenienza illecita dall’Italia, ovvero: 345 monete romane e magnogreche, 2 fibule in bronzo, 44 medaglie, un timbro in bronzo. Il valore dei reperti rimpatriati ammonta a circa cinquecentomila euro.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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