Roma, da volontario a rapinatore: la triste favola dello spazzino

Mercoledì 10 Ottobre 2018 di Maria Lombardi
Per «pulire Roma» chiedeva qualche moneta e un sorriso. A Prati lo conoscevano come lo spazzino di Scampia e lo facevano sentire finalmente qualcuno. Grazie e mille volte grazie, monete e sorrisi a quel napoletano che girava nel quartiere in tuta blu trascinandosi dietro un bidone della spazzatura legato a un vecchio passeggino. Anche il sindaco Alemanno era rimasto colpito dalla storia del giovane di Scampia che per non finire male aveva lasciato il suo quartiere e si arrangiava pulendo la città. Vai a Roma, lo avevano convinto, tu sei una brava persona, scappa da Napoli prima che ti rovini la vita. E lui aveva ascoltato, si era dato da fare con la paletta e la scopa sui marciapiedi di Roma e l’allora sindaco lo aveva invitato in Campidoglio.

E' finita male anche a Roma. Paolo Di Maio, il 41enne disoccupato che chiedeva monete e sorrisi per ripulire le strade, è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di avere rapinato un’anziana a Prati, il quartiere che lo aveva adottato. Ha seguito una signora di 84 anni in via degli Scipioni, fino al portone di casa. Ha fatto finta di aspettare l’ascensore e quando l’anziana è entrata nell’androne l’ha spinta al muro per strapparle la collanina d’oro. La donna si è messa a urlare, i condomini hanno chiamato il 112. Dopo pochi minuti i militare dei Nucleo Radiomobile lo hanno rintracciato e bloccato. Per non farsi riconoscere aveva cambiato la maglietta. «Avevo bisogno di soldi», ha confessato ai carabinieri. Lo spazzino volontario è stato arrestato con l’accusa di rapina aggravata. Lo ricordano un po’ tutti, a Prati, con la tuta blu e il bidone sul passeggino rosso. «Un’offerta a piacere per pulire la vostra strada, un giardino, un monumento. Io non chiedo niente, datemi voi una moneta e un sorriso per ringraziarmi del lavoro fatto». Paolo Di Maio è stato tra i primi ad andare in giro con la scopa e il cartello, tanti immigrati l’hanno poi seguito. E adesso ad ogni angolo ci sono stranieri che chiedono offerte in cambio di un marciapiede senza plastica e cartacce. Paolo, poco più che trentenne, aveva cominciato la sua attività di spazzino volontario all’Altare della Patria, ma i carabinieri lo aveva mandato via e così si era trasferito a Prati. «Sono nato a Scampia, rione don Guanella», questo il racconto della sua vita. «Mia madre mi ha abbandonato quando ero un bimbo, ho vissuto la mia infanzia alla “Repubblica dei ragazzi” a Civitavecchia». Poi il ritorno nella sua città, ma il lavoro non c’è, Paolo lo cerca per tre anni e poi si arrende. Gli amici gli dicono: sei una bella persona, Napoli non fa per te. «Sono partito a malincuore. Ma che dovevo fare? Spacciare? Rubare? Di errori ne ho fatti anche io, ma sono incapace di far del male alla gente».

Anche a Roma è difficile, Paolo lava i vetri alle auto, vende i fazzoletti agli incroci, fa il cameriere senza stipendio, solo per le mance. Viene ricoverato in ospedale per problemi psichici. Due amici lo salvano, un medico e un architetto. «Il medico mi ha detto: tu per guarire hai bisogno di affetto, di stare tra la gente, di dare e di ricevere amore. Così ho cominciato a pensare a un lavoro che potesse aiutare gli altri, per aiutare me stesso». L’architetto lo accoglie nel suo studio per non farlo dormire per strada, «perché non pulisci Roma?». È cominciata così, tuta blu bidone e scopa. L’allora sindaco Alemanno ha parole di simpatia e ammirazione per questo giovane intraprendente, modello di senso civico, lo invita in Campidoglio. Paolo spera anche in un lavoro vero, fa domande alla Multiservizi ma non lo prendono. E poi finisce così, lo spazzino diventa rapinatore, senza nemmeno spostarsi dal quartiere che l’aveva accolto e coccolato.
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