Roma, palazzo crollato a Ponte Milvio: le fondamenta marcite per gli allagamenti

Domenica 25 Settembre 2016 di Alessia Marani

L'acqua piovana potrebbe avere saturato il sottosuolo di Ponte Milvio, quello che una volta gli abitanti storici della zona chiamavano «Ponte mollo», facendo letteralmente slittare le fondamenta del palazzo semi-crollato al civico 5 di via della Farnesina. É una delle piste, la più accreditata, al vaglio della Procura che indaga per crollo colposo. I tecnici sul posto, infatti, avrebbero riscontrato una «subsidenza del terreno», ovvero uno scivolamento, una sorta di sprofondamento. L'acqua piovana avrebbe ristagnato nel terreno «coesivo», non sabbioso, depositandosi proprio sotto quella palazzina, lì dove una volta c'era una «marana» e dove, settant'anni fa, l'Istituto per le Case del Mezzogiorno costruì il complesso di quattro edifici quasi gemelli. L'ultimo acquazzone aveva già sommerso il quartiere e più vicino al Tevere garage e negozi si erano allagati, con le idrovore che hanno dovuto togliere l'acqua. I tombini erano andati in tilt, le caditoie non sono riuscite ad assorbire il fiume d'acqua. «Si tratta di una zona depressa, prevalentemente argillosa dove l'acqua piovana non drenata che scende dalla collina e preme verso piazza dei Giuochi Delfici e la Farnesina può arrivare a saturare il sottosuolo - ci aiuta a capire Roberto Troncarelli, presidente dell'Ordine dei Geologi del Lazio - Per sapere se un sottosuolo è saturo bisogna effettuare uno scavo, se emerge acqua allora è un campanello d'allarme. Non conosco quelle palazzine. So solo che negli anni '50 le palizzate delle fondamenta non erano molto profonde. E che fondazioni superficiali, se sotto il terreno si crea un flusso, è come se all'improvviso si trovassero sul vuoto. Ovviamente possono esserci concause. E per questo in tutta Roma andrebbero effettuate verifiche».

«CHIAMATE A VUOTO»
Intanto è giallo su un presunto secondo mancato intervento dei vigili del fuoco a Ponte Milvio prima del crollo. Molti residenti, ma anche il presidente del XV Municipio, Stefano Simonelli, affermano che nel tardo pomeriggio di venerdì i pompieri sarebbero stati chiamati una seconda volta per verificare nuovamente le crepe nello stabile che si erano allargate. Ma stando agli stessi vigili del fuoco alla sala operativa del 115 di via Genova dalle cinque del pomeriggio fino alla telefonata a ridosso del crollo, dopo le due di notte, non sarebbe arrivata alcuna richiesta. Le chiamate vengono tutte registrate e a sentire chi ha riavvolto i nastri, non vi sarebbe traccia del secondo allarme. Persino l'ingegnere Carlo Nico, trent'anni di esperienza nel Corpo, al centro della bufera per avere firmato il verbale di sgombero solo parziale della palazzina («se vero, si configurano reati», secondo il Codacons), si è lasciato sfuggire: «Andate a vedere tutte le chiamate arrivate alla sala operativa del 115, non ne troverete una dai condomini di via della Farnesina». Chi lo conosce sa che dall'88 Nico è in prima linea in terremoti e alluvioni, con missioni all'estero all'attivo. Una montagna di responsabilità sulle spalle per 1600 euro al mese. Anche venerdì per verificare la portata del pericolo a sua disposizione in un palazzo la cui storia è sconosciuta c'erano solo i suoi occhi, né pacometri per analizzare lo spessore dei ferri nel cemento (lisci, di vecchio tipo), né flessimetri per misurare gli spostamenti dell'edificio. A convincerlo della gravità della situazione un'avvocatessa del piano terra, sicura che quella crepa nel suo appartamento fosse repentina e sempre più estesa. Di qui la decisione dello sgombero parziale dopo un'ulteriore ispezione alla presenza dell'amministratore del condominio, Riccardo Chiarinelli, accompagnato da un ingegnere strutturista. «Dopo che i pompieri sono andati via - racconta una condomina del secondo piano, Gioia M. - sul retro la situazione era peggiorata, c'era stato un abbassamento del terreno di qualche centimetro e un lastrone di marmo si era staccato. Erano rimasti la polizia locale, la protezione civile e il presidente del Municipio. Hanno richiamato i vigili del fuoco, ma non sono tornati». Il presidente del XV Municipio, Stefano Simonelli (M5S), è stato notte e giorno accanto agli inquilini dei palazzi evacuati, tra questi anche un suo consigliere, Ignazio Squillante. Conferma che «sì, è stata presentata un'altra richiesta ai vigili del fuoco». Ma quando chiediamo come e se è stato chiamato il 115, taglia corto: «Quello che dovevo dire l'ho detto».
 

Ultimo aggiornamento: 09:21

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