Pigneto, tenta di violentare una donna in pieno giorno, poi fugge

Lunedì 25 Settembre 2017 di Elena Panarella
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Sto male, per favore aiutami: con queste parole un algerino è riuscito a commuovere una donna, a farsi ascoltare da lei per poi aggredirla e derubarla. La vittima del tentato stupro, che chiameremo Sara, abita al Pigneto, ogni giorno si sveglia alle 4 per andare a lavorare, ha 60 anni e vive con le figlie. Rientrando a casa alle sei del pomeriggio ha trovato l'uomo, una trentina di anni all'incirca, conosciuto nella zona perché vive di espedienti (spesso aiutato dagli abitanti stessi). «Mai avrei pensato che potesse farmi del male, ho commesso l'errore di dargli ascolto, di fidarmi e poi all'improvviso è diventato un orco», racconta ancora sotto choc Sara. «Sono rimasta immobile quando ha iniziato a mettermi le mani addosso non credevo a quello che stava accadendo - continua - non riuscivo nemmeno a muovermi, sono riuscita solo ad urlare con tutta la forza che avevo: è scappato via, ha preso il tram e non si è più visto nella zona. Non riuscivo a muovere nemmeno le gambe per alzarmi sono riuscita solo a chiamare la polizia con il cellulare». Nel lungo elenco di abusi o tentati abusi in questo mese che sarà difficile dimenticare, si aggiunge anche questa tentata violenza al Pigneto.

LA RICOSTRUZIONE
Sara stava tornando (intorno alle 18 di venerdì) a casa, per stare un po' con il nipotino, quando, come è solita fare tutte le sere, si è fermata ad un bar vicino casa per prendere un caffè. Lì c'era un ragazzo algerino, conosciuto nel quartiere, che vive per strada e che i residenti ogni tanto aiutano economicamente. «Tutti al Pigneto sappiamo che si arrabatta per vivere, noi quando possiamo gli diamo lo stesso una mano». Sara si allontana, va al bagno e chiede al ragazzo addirittura di controllarle la borsa: «Non aveva mai derubato nessuno, tutti ci fidavamo di lui». L'algerino invece apre la borsa e le ruba 60 euro. Sara torna dal bagno e lui le dice che ha bisogno di aiuto. La signora spiega «in quei giorni stava domandando a tutti una stanza, pensavo che mi dovesse chiedere qualche informazione, ho 60 anni, mai avrei pensato che avrebbe provato a mettermi le mani addosso». Così uscendo la segue verso casa, lei lo ascolta, arrivati all'altezza di via Marsigli (un vicolo chiuso) a quel punto comincia a palparla e ad alzarle la gonna. Sara inizia a gridare per chiedere aiuto, ma nessuno si avvicina, il ragazzo però ha paura e scappa. Lei ha presentato subito denuncia all'Autorità fornendone l'identikit. Dalle foto mostrategli dalla polizia lo riconosciuto immediatamente per le cicatrici da ustioni che ha sul braccio. Il ragazzo è già noto alle forze dell'ordine. Ora Sara è sconvolta per quanto successo «da due giorni vivo nella vergogna e nella paura. Abito al Pigneto da più di 20 anni, qui ci conosciamo tutti, siamo una grande famiglia, mai avrei pensato che succedesse, proprio qui, nel mio quartiere».

L'ASSOCIAZIONE
«La storia di Sara è quella delle tante donne che si rivolgono alla nostra associazione perché segnate profondamente dal trauma dello stupro - spiega la direttrice di IWoman, Sara Manfuso - La perdita di fiducia nei confronti del prossimo, un malsano senso di colpa, l'impossibilità di tornare a vivere con serenità la propria femminilità sono solo alcuni dei tratti che caratterizzano la vita di queste donne. Ritengo che sia importante prevenire e contenere questo drammatico fenomeno agendo innanzitutto sulla formazione culturale e modificando così l'idea che la donna sia un mero oggetto volto a soddisfare le esigenze altrui - qualunque esse siano - indipendentemente dalla sua volontà».

elena.panarella@ilmessaggero.it

Ultimo aggiornamento: 14:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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