Ostia, «Le case degli Spada ai prestanome», le mani del clan su bar, sale giochi e pizzerie

Lunedì 19 Febbraio 2018 di Mirko Polisano
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Una serie di prestanome a cui intestare case e negozi. Il “tesoro” del clan Spada passa anche da una lista di persone “pulite” ma solo di facciata per poter ottenere beni e attività commerciali. È quanto trapela delle indagini all’indomani dell’assegnazione del Campidoglio di una casa del Comune allo zio di Carmine “Romoletto” e Roberto Spada, boss del clan sinti sul litorale romano. Al vaglio degli inquirenti un elenco di nomi arruolati dagli Spada per i loro affari. Un filone di indagine su cui la Procura sta accendendo un faro. 

IL METODO
Il metodo è semplice quanto efficace per eludere i controlli amministrativi. L’immobilare “Spada” parte dal racket dell’usura: chi aveva un debito e non riusciva a onorarlo, perdeva la casa. Una squadra di affiliati al clan si presentava alla porta del debitore e lo costringeva a lasciare l’appartamento comunale che pur rimanendo intestato a terzi veniva occupato (ed eventualmente poi rivenduto) dagli esponenti del clan. Nessuna denuncia, nessuna protesta. Nessuno a Ostia ha il coraggio di mettersi contro gli Spada. Il caso che ha fatto scattare le verifiche sui prestanome è quello di via Marino Fasan. A Ostia Nuova, nel quartiere feudo degli Spada, vista sul lungomare di Ponente: fino a qualche tempo fa ci abitava un normale locatario. Il regolare intestatario, però, poi è stato «gentilmente» invitato a sloggiare per far posto a un affiliato dei Di Silvio. La casa di cui è diventata “proprietaria” la famiglia legata al clan è quella che il Comune ha assegnato regolarmente a persone indigenti. Basta non fare la voltura e continuare a pagare i bollettini che vanno dai 30 ai 100 euro mensili. E gli altri si godono l’appartamento. Una compravendita alla luce del sole e all’ombra del patrimonio pubblico che viene assegnato a chi ottiene il placet del clan. Piazza Gasparri è il fortino degli Spada: uno dei nipoti di Carmine occupa un alloggio ex Romeo insieme alla compagna. Via Ingrao: «È tutta loro», sussurrano in zona. Via Cagni: stesse scene. Una stima esatta nel tempo di «occupanti/pregiudicati» è difficile Anche Roberto Spada, reggente - secondo i pm- del clan Spada e fratello del boss Romoletto, si sarebbe impossessato di una casa intestata a un’altra persona. Dalle dichiarazioni di un pentito e da quanto emerge dalle carte dell’inchiesta giudiziaria a carico del clan, Roberto avrebbe venduto hashish a credito a un tale Maurizio per 10mila euro. Ma Maurizio non pagava, e il debito è aumentato finché «Spada- si legge nei verbali dell’inchiesta- si è impossessato della casa popolare della madre di Maurizio, dove attualmente Roberto risiede, cedendogli in cambio la sua abitazione». 
LE ATTIVITÀ
Senza poi considerare i negozi. Il metodo Spada si applica anche alle attività commerciali. Sono decine i negozi “controllati” dal clan: bar, sale giochi e pizzerie. Sulla carta intestate a persone “pulite”, nella realtà gli incassi finiscono nelle mani delle cosche. Minacce e violenza sono la regola per ottenere quello che vogliono. Uno dei tanti transfughi che dal clan Baficchio passati agli Spada, costringe la rappresentante di una cooperativa sociale a stipulare un contratto con lui per il noleggio delle attrezzature balneari e ad assumere sua moglie. Le assunzioni sono buone anche per accollarsi il debito, tanto da imporre a un maneggio di far lavorare un debitore degli Spada. Quando vengono arrestati subentrano i fratelli nella gestione e quando vengono arrestati i prestanome ne cercano altri. 
 

Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio, 10:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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