Ostia, Cassazione: appello bis per il clan Fasciani

Giovedì 26 Ottobre 2017

Ci sarà un appello bis per gli imputati del clan Fasciani di Ostia. Lo ha deciso la Cassazione accogliendo il ricorso del Pg di Roma contro l'esclusione dell'accusa di mafia per gli imputati che si erano visti notevolmente ridurre le pene in appello.

Carmine Fasciani aveva ricevuto dieci anni di reclusione contro i 28 del primo grado, e la moglie Silvia Bartoli era passata da 16 a otto anni e mezzo. Una nuova sezione della Corte di Appello di Roma dovrà riesaminare la vicenda e attenersi al verdetto degli ermellini.

È da rifare, quindi, il processo d'appello al clan Fasciani e «deve essere ripresa in considerazione l'accusa di mafia, con relative aggravanti e ritorno alle condanne pesanti fioccate in primo grado». Lo aveva chiesto il Sostituto procuratore generale della Cassazione Pietro Gaeta nella sua requisitoria davanti alla Sesta sezione penale della Suprema Corte presieduta da Francesco Ippolito.

Gaeta, uomo di punta della procura dell'Alta corte, aveva chiesto che fosse «interamente accolto» il ricorso del pg della Corte d'Appello di Roma che ritiene che il clan Fasciani di Ostia meriti di essere condannato per associazione di stampo mafioso, con l'aggravante mafiosa, e per associazione dedita al narcotraffico.

Gaeta aveva quindi chiesto l'annullamento con rinvio del verdetto emesso dalla Corte d'Appello di Roma con rito ordinario il 13 giugno 2016, che aveva alleggerito le pene per Carmine Fasciani (da 28 a 10 anni di reclusione), la moglie Silvia Bartoli (da 16 anni e otto mesi a sei anni e mezzo), e ad altri imputati. Criticando l'impianto della sentenza di secondo grado, il pg Gaeta le ha rimproverato di «compiere un suicidio logico perché c'è scollamento totale tra le premesse probatorie accertate, i risultati accertati e una motivazione che invece va in rotta di collisione non solo con le premesse sulle quali si fonda ma anche con altre sentenze passate in giudicato e relative agli stessi fatti».

Gaeta ha inoltre messo in evidenza che il verdetto dell' appello che ha escluso la mafiosità dei Fasciani, e ridotto notevolmente le pene, «è in contrasto con sentenze definitive e questo viola il principio dell'omogeneità dei giudicati che è un caposaldo nel rafforzare la certezza dei cittadini nella giustizia». Ad avviso di Gaeta, inoltre, le motivazioni della sentenza d'appello lasciano «dolorosamente perplessi» anche perché ci si trova davanti «a una serie impressionante di atti intimidatori».

«La giornalista Federica Angeli vive sotto scorta da più di quattro anni, e lo dico a chi sostiene che a Ostia non esiste la mafia!», è sbottato il Pg facendo riferimento alle minacce dei Fasciani alla cronista di "Repubblica" che con le sue inchieste ha portato a galla la 'Piovrà che avvolge il litorale romano. Il pg ha anche ricordato che una recente sentenza della Corte d'Appello di Roma «si è già dissociata» dal verdetto che ha escluso l'aggravante mafiosa per i reati con i quali i Fasciani hanno assoggettato - con estorsioni, usura, armi e violenza - il Decimo municipio della capitale dove il livello di malavita ha raggiunto anche i funzionari pubblici portando al commissariamento della circoscrizione marittima.

Tra gli altri imputati che hanno fatto ricorso in Cassazione, le figlie di 'don' Carmine, Sabrina (in primo grado 25 anni e 10 mesi, poi scesi a 5 anni e 4 mesi) e Azzurra (11 anni scesi a 4 anni e 10 mesi), Alessandro Fasciani (26 anni scesi a 4 anni e 6 mesi), Terenzio Fasciani (da 17 anni a 5 anni e 8 mesi), Riccardo Sibio (25 anni e 3 mesi scesi a 4 anni e 6 mesi), Jhon Gilberto Colabella (13 anni scesi a 4 anni e 6 mesi). Ricorrono anche Luciano Bitti che in appello ha avuto 4 anni e 6 mesi, e Gilberto Inno condannato a 5 anni e 8 mesi. Si sono difesi in Cassazione anche Mirko Mazzoni, Danilo Anselmi e Eugenio Ferramo, assolti in appello e contro i quali il Pg di Roma ha fatto ugualmente ricorso insistendo per le condanne per mafia anche nei loro confronti.

Ultimo aggiornamento: 21:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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