Ostia, la guerra del Litorale: gli ex della Banda della Magliana dichiarano guerra ai clan

Ostia, la guerra del Litorale: gli ex della Banda della Magliana dichiarano guerra ai clan
di Alessia Marani e Sara Menafra
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Mercoledì 29 Novembre 2017, 07:47 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 08:15

Riprendere terreno, a tutti i costi, correndo il rischio di scatenare telecamere e retate come quella interforze partita ieri mattina e che ha tutta l'aria di non essere una mossa isolata. Sono gli investigatori che conoscono la criminalità lidense da anni a consigliare di guardare ai fatti di queste ore, la gambizzazione di Alessio Ferreri, nipote di Terenzio Fasciani e l'assalto alle abitazioni di due appartenenti della famiglia Spada a Nuova Ostia, come a una lunga catena di vendette e ritorsioni. Una guerra di clan che riparte dalla voglia di rivincita di quei rivoli della Banda della Magliana che con usura, estorsioni e narcotraffico fanno affari - e a volte scatenano conflitti - con i ranghi più alti delle organizzazioni mafiose.

CATENA DI SANGUE
Ma c'è un episodio non troppo lontano nel tempo, secondo gli investigatori, da cui ripartire. Spada e Fasciani sono riusciti ad allargare il proprio potere nella zona quando Giovanni Galleoni, detto Baficchio, viene ammazzato nel del 2011 mentre segue i lavori di un locale che vuole aprire in via Forni (Nuova Ostia) e Massimo Cardoni gambizzato (alcuni anni dopo); contemporaneamente gli interessi della famiglia Triassi (considerata mandataria dei clan agrigentini sul litorale romano, sebbene assolta a Roma dall'accusa di mafia) vengono fortemente indeboliti a suon di aggressioni e pistole. Ma oggi, quella stessa nuova alleanza scricchiola: Roberto Spada, il boxeur protagonista della testata ad un inviato di Rai 2 è in carcere di alta sorveglianza, a Tolmezzo. Il fratello, Romoletto, capo della famiglia nuovamente sotto indagine per mafia è stato recentemente condannato a 10 anni per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Dopo la sentenza della Cassazione, il clan Fasciani dovrà affrontare un nuovo processo di appello e rispondere ancora dell'accusa di mafia, inizialmente cancellata in secondo grado. Una situazione di debolezza che, secondo alcuni analisti, Roberto Spada aveva già in mente quando venti giorni fa ha aggredito il giornalista Daniele Piervincenzi stando ben attento a che lo inquadrasse la telecamera e un piccolo pubblico lo applaudisse entusiasta.

Una parte di questa storia, che ora potrebbe vedere un nuovo capitolo, è stata raccontata da Tamara Ianni, testimone di giustizia insieme al marito, Michael Cardoni, legato ai Baficchio: «Almeno fino al 2011, Galleoni Giovanni, zio di mio marito e alleato di Paolo Frau della Banda della Magliana, rivestiva un ruolo di vertice nell'ambito della malavita di Ostia. In data 22/11/2011 insieme al suo amico Antonini Francesco, Sorcanera fu ucciso. I mandanti sono stati gli Spada. Quando è morto Giovanni Galleoni gli Spada hanno fatto in modo che in piazza Gasparri venissero fatti esplodere fuochi pirotecnici per festeggiare la cosiddetta pax mafiosa, una situazione che tutti gli abitanti del quartiere hanno riconosciuto essere più tranquilla». Paoletto Frau, considerato il luogotenente del boss della Magliana Danilo Abbruciati venne ammazzato sotto casa nel 2002, in pieno giorno. Due sicari in moto si avvicinano, lo chiamano per nome e gli sparano. Aveva appena preso la gestione di un parcheggio, intendeva allargare il giro degli affari, lui che era in contatto con pezzi di mala ostiense trapiantati in Sudamerica. Un omicidio ancora oggi insoluto: sui poliziotti che indagavano piombarono false denunce che li misero fuorigioco. Chi allora come oggi ha armato la mano di sicari che dettano la loro legge a suon di piombo? Il doppio avvertimento è stato recapitato. Chi si è mosso lo ha fatto dimostrando una forza logistica capace di sfidare i riflettori puntati su Ostia. Per gli investigatori quei gruppi che hanno saputo abbassare la testa al momento opportuno, potrebbero avere deciso di rialzarla per riprendersi spazi lasciati liberi, con il beneplacito di Cosa Nostra, i cui interessi su Roma a volte mutuano quelli dei napoletani.
 

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