Mondo di Mezzo, Odevaine sceglie il patteggiamento: sconto di pena e servizi sociali

Mondo di Mezzo, Odevaine sceglie il patteggiamento: sconto di pena e servizi sociali
di Michela Allegri
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Giovedì 22 Marzo 2018, 09:41 - Ultimo aggiornamento: 23 Marzo, 08:12

Di fronte a ogni contestazione, ha scelto il patteggiamento. Ha puntato a ottenere uno sconto di pena e ad evitare il carcere. A margine del processo d'appello nell'aula bunker di Rebibbia per il Mondo di mezzo di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, Luca Odevaine, che per gli inquirenti è l'infiltrato della criminalità comune nelle stanze del governo, regola gli attuali conti con la giustizia patteggiando una pena complessiva di 5 anni e 2 mesi di reclusione, al posto degli 8 anni inflitti in primo grado. Considerando il tempo già trascorso in prigione e ai domiciliari, riuscirà a ottenere l'affidamento in prova ai servizi sociali, evitando di tornare dietro le sbarre, visto che la pena residua è sotto i 3 anni.

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LA SENTENZA
Nel maxi processo, il collegio gli aveva inflitto 6 anni e 6 mesi con l'accusa di corruzione aggravata, per aver asservito all'organizzazione criminale capeggiata da Carminati le sue funzioni di esponente delle istituzioni e di membro del tavolo sui migranti presso il Viminale. Otto anni in totale, appunto, in continuazione con altri due patteggiamenti. Anche questa mattina, per l'ennesima volta sul banco degli imputati, con il parere favorevole della procura, Odevaine cercherà di spuntare una nuova condanna al ribasso. L'accusa, nel terzo capitolo della maxi inchiesta che lo porta oggi di fronte al gup, è traffico di influenze. La proposta di patteggiamento, sulla quale il giudice si dovrà pronunciare, è di altri 3 mesi di reclusione.

La pena complessiva, quindi, arriverebbe a 5 anni e 5 mesi. Il traffico di influenze, contestato dai pm Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini, riguarda il business degli autobus a Caracas, una delle attività esotiche pensate da Odevaine per reinvestire i guadagni illeciti provenienti dalla gestione dei centri di accoglienza per i rifugiati. L'imprenditore siciliano Silvio Pranio, per gli inquirenti, gli avrebbe promesso «indebitamente» il denaro «necessario ad acquistare e modificare dei pullman da trasferire in Venezuela». In cambio, Odevaine avrebbe mediato con il prefetto Rosetta Scotto Lavina, facendo ottenere all'albergo dell'imprenditore di piazza Armerina, il Park Hotel Paradiso, la qualifica di «centro di accoglienza richiedenti protezione internazionale».

Nell'istanza presentata alla Corte d'Appello dai suoi difensori nell'ambito del maxi processo, invece, l'ex vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni in Campidoglio aveva chiesto di ottenere le attenuanti generiche «confermando la pena accessoria dell'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per 5 anni, il risarcimento del danno da liquidarsi in separata sede alle parti civili e la confisca di 180mila euro disposta dal Tribunale».

Il primo patteggiamento di Odevaine è arrivato nel settembre 2016, a quasi due anni di distanza dall'arresto: due anni e 8 mesi di reclusione e la restituzione di 250mila euro che, per l'accusa, sarebbero le tangenti intascate per pilotare gli appalti vinti dalla cooperativa La Cascina nel Cara di Mineo, in provincia di Catania. Era accusato di avere truccato un bando da 100 milioni di euro, in qualità di componente della commissione che avrebbe dovuto affidare la gara. Nell'aprile dello scorso anno, invece, aveva patteggiato altri 6 mesi di fronte al gup di Catania, per turbativa d'asta e falso, per la concessione dell'appalto dei servizi, dal 2011 al 2014, sempre al Cara. 

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