Lo chef della Prova del Cuoco che denunciò la mafia: «Mi hanno tolto la scorta»

Giovedì 7 Giugno 2018 di Alessia Marani
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Lo chef Natale Giunta, beniamino della Prova del Cuoco
Dalla Prova del cuoco a quella del fuoco, col rischio di rimanere “bruciato” nella guerra di mafia palermitana. Natale Giunta, lo chef siciliano che per anni è stato accanto ad Antonella Clerici nel popolare programma tv di RaiUno, diventandone un campione, è appena rimasto senza scorta, senza alcuna protezione personale nonostante nel 2013 denunciò con grande coraggio i “padrini” di Cosa Nostra che si erano presentati al suo ristorante per chiedere il pizzo.

«Ora i detenuti ti guardano in Tv, devi metterti a posto, non paghi nessuno, devi mandare a loro dei soldi», la loro richiesta a cui seguirono mesi di avvertimenti e minacce. Messaggi lasciati sul parabrezza dell’auto («mettiti apposto un fari u sbirru pichi ti finisci mali»), il furgone del catering incendiato, le porte del ristorante danneggiate, il cane sparito nel nulla, tanto per citare alcuni degli episodi denunciati.   

Grazie alle sue dichiarazioni finì dietro le sbarre Antonino Ciresi, 70 anni suonati, braccio destro di Alessandro D’Ambrogio, reggente del mandamento di Porta Nuova e i carabinieri “in ascolto” di un colloquio tra il boss e il figlio in carcere scoprirono l’esistenza di un patrimonio di 40 milioni di euro, fino ad allora sconosciuto, poi sequestrato. «Sono uno chef e non un professionista dell’antimafia, non ho mai alzato vessilli o bandiere per quel che ho fatto - protesta Giunta - Per quattro anni ho avuto la scorta, per tre mi è stata garantita la sicurezza anche negli spostamenti fuori dalla Sicilia, poi solo nella regione. Infine, la doccia fredda: l’altra mattina mi chiama l’ufficiale del Nucleo scorte per avvisarmi che da quel momento io non ero più sotto la loro protezione. Nessuna motivazione. Solo un anno fa - aggiunge lo chef palermitano - nel marzo 2017, mi venne consegnato dalle onoranze funebri un proiettile che io subito consegnai alle forze dell’ordine. Non ho chiamato i giornali per parlare del dramma che vivevo, non ne ho fatto pubblicità, non mi interessava. Io ho sempre e solo pensato a fare bene il mio lavoro confidando che anche le autorità facessero il loro. Invece oggi mi trovo abbandonato. Soprattutto ho di nuovo paura. Io ci ho messo la faccia: ho riconosciuto quel pregiudicato nel confronto all’americana, sono andato a testimoniare al processo, sulla mia denuncia si è basato l’impianto accusatorio. E ora? Eccomi di nuovo in balìa di questa gente». Il calvario per il “maestro dei fornelli” inizia il 5 marzo del 2012.

Venne Ciresi in persona, che è uno super-pericoloso, già comparso nel maxi processo a Totò Riina, me lo presentò una persona. Erano in tre - racconta Giunta - mi rimproverarono perché non avevo chiesto alcuna autorizzazione per aprire le mie attività imprenditoriali (catering presso il bar del Teatro Massimo, ristorante presso il Castello a Mare e uffici in via Albanese, ndr), pretendendo una somma per il sostentamento dei detenuti da versare a Pasqua e a Natale. Poi tornarono per dirmi che la mia situazione si era messa davvero male, che la mia vita era in pericolo. L’ultima volta, quando ci hanno riprovato, c’erano le microspie dei carabinieri a registrare tutto». Il giudice Giuliano Castiglia nella sentenza di condanna parla di Ciresi come di un personaggio di «particolare pericolosità sociale risultante tra l’altro dalla recidiva in reati riconducibili alla sfera di interesse dell’organizzazione mafiosa Cosa Nostra». «E tu Stato che fai? Mi togli la scorta? E solo ora, dopo che mi sono appellato al comandante provinciale dell’Arma a Palermo, mi vieni a dire che potrò contare su un servizio di tutela a chiamata? Sì, proprio così. Quando vorrò uscire a bordo della mia auto potrò chiamare in sala operativa e avere, a seconda delle disponibilità, una volante della polizia o una macchina dei carabinieri che mi segue lungo il tragitto. Lo ritengo assurdo, un palliativo, oltretutto in danno al servizio quotidiano di controllo del territorio».  Ultimo aggiornamento: 9 Giugno, 10:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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