Migranti, Civitavecchia: «Qui siamo già pronti ad alzare le barricate»

Migranti, Civitavecchia: «Qui siamo già pronti ad alzare le barricate»
di Camilla Mozzetti
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Sabato 15 Luglio 2017, 08:14

CIVITAVECCHIA - «Siamo pronti alle barricate davanti al Porto o a incatenarci di fronte ad ogni luogo che l'amministrazione possa prendere in esame per ospitare i migranti». È un grido accorato quello dei residenti di Civitavecchia che si alza dal Centro e tocca la periferia, lambendo la borgata Aurelia, la zona residenziale più vicina al molo 28, l'attracco portuale che il governo pensa di riservare proprio ai migranti, ai richiedenti asilo, a quei dannati in cerca di un futuro che salpano, soprattutto dal Nord Africa, alla volta dell'Italia. E benché dal Viminale, il capo di gabinetto, Mario Morcone, abbia smentito la possibilità di trasformare il porto in punto di sbarco, per le strade della città ieri non si parlava d'altro. Con stupore, persino con rabbia. Nei bar, sul lungomare Garibaldi, tra i portici pieni di negozi, dentro il porto tra gli addetti che guidano bus e trasportano i passeggeri delle crociere e i baristi che servono soprattutto in questo periodo estivo un numero considerevole e crescente di turisti.

IL PRECEDENTE
Non ne fanno una questione razziale, il problema - dicono - è logistico: «Non so quanto Civitavecchia sia pronta dal punto di vista organizzativo ad ospitare ancora migranti», analizzava Donata Fanelli, insegnante e volontaria. Pesa ancora come un macigno l'esperienza del 2011, quando l'ex caserma De Carolis, nella zona Punton di Rocca fu trasformata in un centro di prima assistenza e trasformata in ricovero per più di 700 migranti. «Li portarono nel cuore della notte ricorda Marinella Scaccia, a capo del comitato di quartiere No Migranti e in meno di un anno successe di tutto: aggressioni, furti, saccheggi, faremo quello che serve, siamo disposti a incatenarci per evitare di rivivere quei momenti». All'epoca l'amministrazione comunale voleva trasformare la caserma, tramite un recupero in bilancio di 5 milioni di euro, in un Cara. I cittadini occuparono il consiglio in segno di protesta e il progetto naufragò.

Oggi quella caserma, abbandonata al degrado, è ancora dormitorio per una parte di migranti che dal 2011 sono rimasti bloccati. Sconosciuti alle autorità. «Se pensano di farci rivivere quell'incubo spiega Bruno Ferraccioli, residente nella piazzetta che guarda la chiesa San Pio X, trasformata sei anni fa in punto di assistenza per i profughi, sarà la rivolta: io accoltellamenti e risse non ne voglio più vedere». «E l'idea aggiunge Giancarlo Di Stefano della tendopoli in mezzo al nulla del porto è un assurdo per definizione: umanamente intollerabile».
Lunedì almeno due comitati di quartiere sono pronti a bussare alla porta del Municipio per chiedere spiegazioni. Mentre in parlamento il senatore di Fl, Andrea Augello, presenterà un'interrogazione parlamentare.

«CITTÀ IMPREPARATA»
Il molo 28 utilizzato finora come attracco per le grandi navi mercantili che trasportano auto dall'Italia agli Stati Uniti e che rappresenta il punto di imbarco e sbarco per chi proviene o è diretto in Tunisia si apre a nord del porto. «Ma alla banchina 25 spiega Vincenzo che guida ogni giorno le navette per i turisti all'interno dello scalo marittimo partono anche le crociere, un'idea del genere rappresenterebbe senz'altro un problema per la viabilità interna e per l'immagine del più grande porto crocieristico del Mediterraneo». Da lì, dal piazzale antistante in cui potrebbe essere allestita una tendopoli per l'identificazione dei migranti e per la prima assistenza sanitaria, il centro della città dista circa tre chilometri. Ma c'è la Borgata Aurelia più vicina. «Non è possibile pensare a un piano del genere commentano Mario e Marina che gestiscono il piccolo minimarket della piazza questa città non è in grado di garantire i servizi ai propri cittadini come pensavo che potrebbe accogliere i migranti?».

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