MAFIA CAPITALE/ LA SENTENZA
Vent'anni di carcere per Carminati
19 a Buzzi, 6 a Odevaine,
10 a Panzironi e 11 a Brugia
​Ma cade l'accusa di mafia

MAFIA CAPITALE/ LA SENTENZA Vent'anni di carcere per Carminati 19 a Buzzi, 6 a Odevaine, 10 a Panzironi e 11 a Brugia Ma cade l'accusa di mafia
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Giovedì 20 Luglio 2017, 09:58 - Ultimo aggiornamento: 21 Luglio, 07:51

Massimo Carminati condannato a 20 anni di carcere e 14mila euro di multa. È la sentenza della X sezione penale del Tribunale di Roma del maxiprocesso di Mafia Capitale, pronunciata nell'aula bunker di Rebibbia dalla presidente Rosanna Ianniello. L'ex Nar ha accolto la lettura del verdetto, collegato in videoconferenza dal carcere di Parma, dove è detenuto in regime di 41 bis. 

 

E ancora: 19  anni a Salvatore Buzzi, 11 a Brugia, 6 a Mirko Coratti, 11 per Luca Gramazio.
Luca Odevaine, ex componente del Tavolo di coordinamento nazionale sui migranti del Viminale, è stato condannato a 6 anni e 6 mesi di reclusione. Tuttavia i giudici, ritenuta la continuazione rispetto alla pena già inflitta da due precedenti sentenze, hanno determinato la pena nella misura complessiva di otto anni di reclusione.
 

Dieci anni per l'ex amministratore delegato di Ama Franco Panzironi. Undici anni di carcere per Riccardo Brugia, considerato il braccio destro di Massimo Carminati. Cinque anni di carcere per Andrea Tassone, ex presidente Pd del Municipio di Ostia. Condanna a tre anni di reclusione per Giordano Tredicine, ex consigliere di Forza Italia. Per Buzzi, Panzironi, Odevaine, Panzironi e Carminati anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
 

 

Cade dunque l'accusa di associazione mafiosa a 19 imputati del processo a Mafia Capitale.

Massimo Carminati ha seguito in piedi la lettura della sentenza che lo condanna a 20 anni, mentre Salvatore Buzzi è rimasto seduto a prendere appunti. Entrambi i principali imputati erano in videoconferenza dalle carceri rispettivamente di Parma ( Carminati) e Tolmezzo (Buzzi) in cui si trovano al 41 bis, il regime duro per i mafiosi. In collegamento anche Riccardo Brugia, fedelissimo di Carminati, che in piedi ha scosso ripetutamente la testa.

Massimo Carminati «delinquente abituale». Lo ha dichiarato dunque il tribunale di Roma disponendo per effetto che «a pena espiata, il medesimo sia assegnato a una colonia agricola o a una casa di lavoro per la durata minima di due anni».

Il tribunale nell'emettere la sentenza del processo Mafia capitale ha riconosciuto alle parti civili Roma Capitale, Ministero dell'Interno e Regione Lazio una provvisionale immediatamente esecutiva in relazione al danno morale derivante dai reati associativi, quantificando in 100mila euro la somma da versare in favore di Roma Capitale, 50mila per il ministero e altrettanto nei confronti della Regione. I condannati dovranno pagare le spese processuali nei confronti di complessive 17 parti civili , pari a 13.800 euro per ciascuna di esse.

La sidnaca Raggi. «È una ferita molto profonda nel tessuto della città di Roma, i romani lo sanno bene. Quello che dobbiamo fare noi ora è ricucire i lembi di questa ferita, attraverso un percorso di legalità, che non è facile perché dobbiamo tenere la guardia sempre alta». Così la sindaca Virginia Raggi ha commentato la sentenza al processo Mafia Capitale. «Quello che è stato chiaramente accertato oggi è che c'è un'associazione criminale che è stata in grado di condizionare pesantemente le scelte politiche di questa città e i danni li stiamo pagando, li vediamo tutti i giorni. Oggi è un momento molto importante per la città di Roma, dobbiamo trarne tutte le conclusioni e regolarci di conseguenza».

«Hanno ucciso Roma, hanno mortificato la dignità dei cittadini e generato un immenso danno d'immagine all'Italia intera. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il contributo determinante di una classe politica compiacente, a volte addirittura asservita a questi delinquenti. E oggi è la vittoria dei cittadini, della società civile e della legalità sulla criminalità, sul malaffare e sulla vecchia politica». Così attraverso il suo profilo Fb la sindaca di Roma Virginia Raggi. «I numeri dell'inchiesta sul cosiddetto 'Mondo di Mezzò - prosegue Raggi - sono impressionanti: 230 indagati, 227 udienze, 10milioni di pagine di atti giudiziari, 19mila intercettazioni sottoposte a perizie, e innumerevoli beni sequestrati. E poi le accuse: estorsione, usura, turbativa d'asta, corruzione, riciclaggio, criminalità organizzata. Quel mix esplosivo che tutti conoscono col nome di Mafia Capitale che ha abusato e devastato la nostra città. Ringrazio la Procura, i giudici, le forze dell'ordine e tutti coloro che hanno collaborato in questa inchiesta che ha fatto luce su anni e anni di disonestà. Roma e i suoi cittadini sono con loro. E ringrazio anche i romani che hanno sopportato decenni di malgoverno e saputo reagire». «Insieme - conclude Raggi - continueremo questa battaglia. La sfida non è finita e dobbiamo tenere la guardia alta. Resta una ferita profonda nella carne di questa città. Serve un lavoro costante, silenzioso, per rimarginare e riconnettere tra loro quelle parti della società civile che lottano per la legalità. Dobbiamo impegnarci giorno per giorno perché le 'attenzionì e la 'brama di poterè della criminalità sono sempre forti. Il malaffare resta in agguato. Siamo in prima linea per contrastarlo. Noi non abbiamo paura».
 

 

Quarantasei in tutto gli imputati, 19 dei quali erano accusati anche di associazione mafiosa. Tra questi appunto l'ex Nar Massimo Carminati e il ras delle coop Salvatore Buzzi ai vertici della 'cupola romana'.

Una folla di fotografi, giornalisti e tv ha affollato l'aula molto prima dell'inizio dell'udienza, apertasi alle 9.23 con l'appello fatto dalla presidente della X sezione del Tribunale di Roma, Rosanna Ianniello, e la verifica dei collegamenti audio-video con il carcere di Parma, dove è detenuto al 41 bis Massimo Carminati, con quello di Tolmezzo, dove è detenuto Salvatore Buzzi e quello di Terni, dove è detenuto Riccardo Brugia. Al completo anche i banchi riservati agli avvocati dei 46 imputati. Tra i primi ad arrivare in aula il pm Luca Tescaroli e l'avvocato di Massimo Carminati, Ippolita Naso.

 

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