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Mafia Capitale, così Buzzi finanziava la politica: «A Ozzimo paghiamo pure le feste»

Mafia Capitale, così Buzzi finanziava la politica: «A Ozzimo paghiamo pure le feste»
di Sara Menafra e Adelaide Pierucci
3 Minuti di Lettura
Domenica 24 Luglio 2016, 10:02 - Ultimo aggiornamento: 21:53

Erano tanti i soldi che Salvatore Buzzi e la sua cooperativa, la 29 giugno, spendevano per le campagne elettorali. E, come si legge negli ultimi scampoli di atti depositati nei giorni scorsi alle parti dai pm Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini, molti andavano agli uomini più fidati e alle figure decisive del Municipio in cui la cooperativa ha sede, il IV. Qui, il comitato elettorale dell'ex assessore alla casa Daniele Ozzimo (già condannato a due anni e due mesi) alla vigilia delle elezioni del 2013, si incrocia con quello del candidato presidente Emiliano Sciascia. Salvatore Buzzi ha fretta di mostrarsi disponibile e a maggio contatta il mandatario della campagna, Lorenzo Marino che chiede subito uno scambio: «Senti Salvato', siamo arrivati al punto di quella questione per il pagamento di quella... cosa, insomma che Emiliano fa questa festa per inaugurare la campagna elettorale e.. una cosa, siccome giustamente il catering chiedeva di essere pagato e... ti volevo dire...»; Buzzi, sarcastico: «Ma prima, prima de falla già vo' esse pagato questo e chi è aoh?».
 
IL CATERING
Alla fine oltre ai soldi per il catering arriveranno i contribuiti. Buzzi: «Allora a uno (Ozzimo) mandiamo 10.000 e all'altro (Sciascia) mandiamo 4.200 d'accordo?»; Marino: «Si grazie mille». E pochi mesi dopo, quando Ozzimo diventerà l'assessore alla Casa della giunta Marino con solida fama da doppiogiochista, Buzzi comincia a raccogliere i frutti della sua sponsorizzazione ricevendo appalti e commesse proprio da lui. A innervosire il capo delle coop è invece il comportamento della ex moglie di Ozzimo, la deputata Micaela Campana. A novembre 2014, in una telefonata che negli atti appare integrale, si sfoga col segretario di lei: «Ma l'interrogazione me l'ha fatta quella che gli ho chiesto? Non me risulta.. lo sai che non l'ha fatta.. .te uso una metafora.. la mucca prima de mungerla la devi fa mangià, a me non mi fanno mangiare, non mi inculano proprio; gli ho chiesto una cortesia, non me l'hanno fatta». E ancora, non ha usato mezzi termini Salvatore Buzzi, il ras delle coop di Mafia Capitale, quando sotto interrogatorio aveva deciso di tirare in ballo, settore per settore, gli agganci politici: «Per il verde pubblico? Come cooperativa sociale mai pagato nessuno, ne' alla maggioranza ne' all'opposizione. La prima tassazione mi venne imposta con D'Ausilio». Buzzi allora aveva citato in prima linea sul fronte verde e giardini, Francesco D'Ausilio, il capogruppo Pd, per cui la procura ha appena chiuso le indagini insieme ad una trentina di indagati tra i quali il suo caposegreteria Calogero Nucera, accusato insieme a lui di aver intascato dodicimila euro.

L'INFORMATIVA
La frase è stata ritirata in ballo dagli investigatori del Ros in una informativa dove ricostruiscono, su ordine della procura, i rapporti sulla questione verde del presunto clan diretto da Massimo Carminati. Il 5 maggio 2014, nel corso di una riunione tra Testa, Carminati e Buzzi, nella sede della coop 29 Giugno, era emerso che Buzzi era stato accreditato a D'Ausilio dal consigliere capitolino Giovanni Quarzo, che gli aveva indicato l'imprenditore come il proprio «referente per tutto il verde di Roma». Proposta, a detta di Testa, subito accolta da D'Ausilio: «A no no bè se è Salvatore non ci sono problemi». In realtà in Campidoglio Buzzi e company erano già ben addentrati. Il primo colpaccio era arrivato nel 2013 con il definanziamento dell'appalto per la manutenzione di Villa Borghese (dell'importo di 3.999.400 euro), spuntato per liberare i fondi per il verde pubblico e aggiudicarsene così più facilmente le gare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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