Roma, investì e uccise un ballerino su Lungotevere: chiesti 3 anni

Roma, investì e uccise un ballerino su Lungotevere: chiesti 3 anni
di Paolo Tripaldi
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Giovedì 4 Febbraio 2016, 08:48


Si era trasferito nella capitale da Galatina, piccolo paese in provincia di Lecce, con il sogno di poter diventare un ballerino professionista. Ma per Matteo Perrone, quel desiderio custodito gelosamente, si è infranto alle tre del mattino del 13 luglio del 2010, quando è stato travolto e ucciso sul lungotevere de' Cenci proprio davanti alla Sinagoga. Una Fiat Punto, guidata da un operaio di 34 anni, è arrivata a tutta velocità schiantandosi contro un gruppo di giovani ballerini che stavano attraversando la strada. Per il conducente dell'auto, Angelo Bonvissuto oggi quarantenne, la pubblica accusa ha chiesto una condanna a tre anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni personali.

IL TRAUMA
La cattiva sorte si è abbattuta anche nei confronti degli altri cinque ballerini che avevano trascorso la serata insieme, passeggiando tra le bancarelle del Lungotevere. Il gruppo, tutti tra i 20 e i 25 anni, è stato travolto dalla vettura riportando diversi traumi. Secondo quanto ricostruito dalla polizia municipale, anche grazie alle immagini riprese dalle telecamere di sicurezza del Tempio Maggiore, la macchina dopo essersi scontrata contro i ragazzi si è fermata, e Bonvissuto ha prestato soccorso. Le indagini, poi, hanno accertato che non aveva bevuto.
Matteo Perrone è stato colpito in pieno e lanciato a diversi metri di distanza. Stessa sorte per l'unica ragazza del gruppo, una ventenne originaria della provincia di Caserta, finita in coma al Fatebenefratelli. Gli altri hanno riportato ferite meno gravi ma che sono state sufficienti ad impedire che potessero continuare a ballare. Come il caso di Stefano Napoleone, costituitosi parte civile nel processo: una grave lesione al ginocchio lo ha costretto ad abbandonare la carriera tanto sognata. I sei ragazzi frequentavano il settimo anno dell'accademia nazionale di danza che si trova all'Aventino ed erano talmente legati l'un all'altro da condividere anche un appartamento nel rione Testaccio.
 

LE PARTI CIVILI
Nel processo si è costituita parte civile anche l'Associazione familiari vittime della strada che ha chiesto al giudice monocratico di condannare Bonvissuto a «una pena di giustizia», oltre alla revoca della patente, e di non considerare nel calcolo della pena delle attenuanti generiche perché già responsabile di una caso analogo che risale a oltre 16 anni fa. Bonvissuto, infatti, aveva già travolto e ucciso una persona mentre si trovava alla guida di un furgone che trasportava bombole. «Data la condotta azzardata e temeraria la richiesta della pubblica accusa non sembra congrua rispetto alla gravità del reato - ha dichiarato l'avvocato Giammarco Cesari fondatore dell'Associazione - Nell'omicidio di Matteo Perrone l'accusa aveva la possibilità di chiedere da un minimo di due anni di reclusione fino a un massimo di 15 anni. L'imputato - ha concluso il legale - ha anche rottamato la vettura poco dopo l'incidente e nessuno aveva pensato di sequestrarla. Le pene richieste per l'omicidio stradale sono troppo basse. L'altro giorno la procura di Tivoli ha chiesto solo un anno di reclusione per un automobilista che con la sua guida ha provocato la morte di un centauro».
 

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