«Dai, portami al Luneur», riapre il parco che ha fatto sognare migliaia di ragazzini

Giovedì 27 Ottobre 2016 di Alessandra Migliozzi
I parcheggi sono tutti occupati come sempre. Come quelle domeniche in cui supplicavamo i nostri padri con un “Dai, portami al Luneur”. Il parco che negli anni ’70 , ’80, ’90 ha fatto sognare migliaia di ragazzini è di nuovo accessibile. La discesa lungo viale dell’Industria è un colpo al cuore: sbirci fra le siepi ed è di nuovo luci e colori, voci di bambini che giocano, musiche ossessive di giostrine pronte ad accogliere i ragazzini di oggi. E anche quelli di ieri, che adesso hanno fra i 30 e i 50 anni e che hanno visto chiudere il loro parco del cuore all’improvviso, poco meno di dieci anni fa.

 
 


Oggi siamo mamme e papà che mettono piede nella macchina del tempo. Siamo in tanti. Ci aggiriamo con i figli al seguito, ma non abbiamo occhi che per la vecchia Horror House, rimasta in piedi in questi lunghi anni di fermo. Dietro non c’è più il Tagadà con il suo fumo acre sparato sulla pista rotante dove i coatti restavano in piedi, mentre noi altri cercavamo di resistere con tutte le forze per non cadere dai sedili che facevano su e giù con forza. “Lo vedi Lorè, qui mamma giocava da piccola”. In mezzo al laghetto non c’è più la pista su cui viaggiava Nessie, il drago che ti faceva fare il giro ad alta velocità di questo specchietto d’acqua che all’epoca sembrava un mare. Niente più Rotor, niente Notti Orientali. Ma a noi ragazzi del Luneur basta chiudere gli occhi per rivedere ancora lì dove si trovavano un tempo le macchine a scontro, la casa degli specchi, i chioschi dove si vincevano i pesci rossi se centravi la bolla di vetro con una pallina.

In un angolo, verso l’uscita, ci sono le pesche automatiche con il braccio che si cala velocemente per cercare di acchiappare un peluche da pochi spicci. Sono prese d’assalto. Da adulti che cercano in questi oggetti kitsch il loro feticcio anni 80. Tornano bambini e oggi come allora si spazientiscono se il pupazzo non viene su. Metti un’altra moneta, ritentiamo. Quattro signore si interrogano mentre i figli si arrampicano su uno scivolo: ma almeno la casa con la civetta ce la riapriranno? Sopra il tetto manca quel ragnone nero che minacciava i passanti con le sue zampe mobili. Resta il dinosauro che stazionava davanti al trenino delle miniere.

È il giorno della riapertura, dei bimbi che ridono e corrono ovunque. È anche il giorno dell’amarcord per chi qui veniva con la famiglia, con i compagni di classe quando si faceva sega. Poi alle sette, con il buio, si riaccende la ruota panoramica che tutti noi bambini cercavamo con lo sguardo arrivando dalla Colombo. Eccola lì, a illuminare via delle Tre Fontane. E torna subito Luneur. Il nostro Luneur. Ed è così bello stasera rivederlo acceso, con la sua atmosfera magica che passa subito l’amarezza per questi anni di buio. E adesso siamo pronti, noi ragazzini di ieri a consegnarlo ai nostri figli di oggi. Adesso è il vostro Luna Park.

  Ultimo aggiornamento: 21:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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