Omicidio Varani, la fidanzata di Luca: ««Quei mostri devono marcire in carcere»»

Omicidio Varani, la fidanzata di Luca: ««Quei mostri devono marcire in carcere»»
di Maria Lombardi
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Martedì 8 Marzo 2016, 11:19 - Ultimo aggiornamento: 11:21

«Perché Luca è andato in quella casa? Come è finito da La Storta fino a laggiù? Perché ha incontrato quei due? Non riesco a capirlo. Queste domande mi stanno tormentando e voglio la verità. Ci sono troppe cose in questa storia che non mi quadrano. Sono convinta che Luca è caduto in una trappola, l'hanno ingannato, quei due, per farlo andare lì. Adesso devono marcire in carcere. E invece finirà che si faranno pochi mesi e poi saranno di nuovo fuori». Marta Gaia Sebastiani trattiene il respiro per mandare giù le lacrime e non ce la fa. È appena uscita dalla caserma dei carabinieri dove ha raccontato quel che sa, la mamma le è accanto e piange con la figlia. Sulle spalle Marta Gaia ha tatuta una data: 20 ottobre 2007. L'inizio della sua storia d'amore con Luca Varani, 23 anni come lei, il ragazzo massacrato in una notte di coca, alcol e follia. Lui aveva tatuato il nome della fidanzata sul braccio. Ed è quel ragazzo lì, «sorridente, sensibile, innamorato» che lei vuole ricordare.

Hai mai sospettato che Luca potesse avere una doppia vita?
«Ho letto solo un mucchio di sciocchezze, non mi interessano le dicerie. Non l'ho mai sospettato e non ci credo. Luca non prendeva droga, ne sono certa. Mia madre che è infermiera se ne sarebbe accorta. Era un ragazzo che si fidava troppo delle persone, era amico di tutti, dava a chiunque il suo numero. Era forse la sua debolezza e avrà fatto incontri sbagliati».

Conoscevi i nomi delle due persone che lo hanno ucciso?
«Non so chi siano, non ho mai visto nemmeno una telefonata sul cellulare di Luca con quei nomi. Avevano il numero di Luca e lui si è fidato. Non riesco più a capire la mente umana dopo quello che è successo. Nemmeno alle bestie da macello si possono fare cose simili».

Quando hai visto Luca per l'ultima volta?
«Ci siamo visti giovedì, lui è venuto a vedere una mia partita di pallavolo. Poi venerdì mattina ci siamo scambiati qualche messaggio, lui mi ha scritto: a dopo. Ho provato a chiamarlo varie volte, ma non rispondeva. Mi sono preoccupata ma capitava di non sentirci per qualche giorno quando litigavamo. Sabato il cellulare era staccato».
 

Conoscevi i suoi amici o frequentavate gruppi diversi?
«Qualcuno sì altri no. Ci vedevamo quasi sempre io e lui da soli. C'erano degli atteggiamenti di Luca che le mie amiche non sopportavano. A volte si dava delle arie, faceva il presuntuoso. Ma era un ragazzo molto sensibile, in alcuni momenti si intristiva, litigava un po' con i genitori ma come fanno tutti a questa età, viveva ancora con loro. Penso che soffrisse per il fatto di essere stato adottato, non ha mai voluto sapere niente dei suoi genitori veri. Io ero il suo punto di riferimento».

Quale era il sogno di Luca?
«Vivere con me. Ci siamo conosciuti a scuola, poi lui ha cambiato e si è iscritto al tecnico industriale. Frequentava la sera e il giorno lavorava. Ma non ha mai preso il diploma. Luca ha voluto lavorare subito. Ha fatto qualunque cosa, adesso lavorava in una carrozzeria. Cominciavamo a pensare al nostro futuro, volevamo stare insieme per tutta la vita».