Roma, Luca Varani autopsia choc: torturato a martellate
per ore e ucciso con cento coltellate

Roma, Luca Varani autopsia choc: torturato a martellate per ore e ucciso con cento coltellate
di Davide Manlio Ruffolo
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Giovedì 22 Settembre 2016, 09:36 - Ultimo aggiornamento: 23 Settembre, 01:20

Un rapporto da brividi. Degno di un film horror. I medici legali hanno stilato il referto di autopsia per la morte di Luca Varani. Sono 100, tra martellate e coltellate, i colpi inferti al 23enne dai suoi due aguzzini, Manuel Foffo e Marco Prato, durante il festino dello scorso 4 marzo, tenuto in un appartamento di via Igino Giordani, nel quartiere di Colli Aniene. Una morte lenta per dissanguamento. Senza alcuna difesa. 

Un dato choc, emerso dall'autopsia eseguita dall'Istituto di medicina legale de La Sapienza, aggravato dal fatto che i colpi non sono stati inferti con l'intento di uccidere ma per provocare una straziante sofferenza nella vittima.

L'interminabile agonia, nel corso della quale Luca non ha opposto resistenza, probabilmente perché stordito dalla maxi dose di Ghb (la cosiddetta droga dello stupro), sarebbe durata fino ad un massimo di 2 ore. 

Sempre grazie all'autopsia è stato possibile ricostruire anche l'esatta sequenza dei colpi inferti alla vittima. In un primo momento, i due assassini avevano sferrato una ventina di martellate verso il capo e la bocca della loro preda. Successivamente con due coltelli, uno dei quali per affettare il pane, prendevano di mira la gola di Luca.

Poi, sempre con le due armi bianche in mano, i due aguzzini si scagliavano sul resto del corpo e in particolare sul petto. Sopraggiunta la morte della vittima per dissanguamento, la furia dei killer si sarebbe arrestata. Spiegano i periti, infatti, che non sono state inferte ferite post mortem. L'autopsia ha anche certificato che quella notte non c'è stata alcuna attività sessuale con la vittima. 

Riscontrate, invece, tracce biologiche di entrambi gli aggressori su tutte le armi usate per le sevizie, fatto che confermerebbe la tesi della Procura in base alla quale i due indagati avrebbero fornito lo stesso contributo nell'omicidio. 

Oggi, intanto, i carabinieri torneranno nella casa degli orrori per acquisire il computer di Foffo, rimasto lì dopo le prime indagini, e nei prossimi giorni effettueranno un sopralluogo nella stanza d'albergo dove Prato dopo il delitto avrebbe tentato il suicidio. L'inchiesta, giunta alle battute finali, potrebbe chiudersi verso il 15 ottobre.

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