Roma, niente accordo per la Multiservizi: restano i trenta licenziamenti

Non è stato raggiunto un accordo tra azienda e organizzazioni sindacali, nel tavolo di ieri sera andato avanti fino a tarda notte, e convocato presso l'assessorato al Lavoro della Regione Lazio, per affrontare la questione dei trenta dipendenti del settore amministrativo di Multiservizi a cui è stata recapitata lettera di licenziamento il 26 settembre scorso. Dopo un primo confronto a novembre tra i rappresentanti dell'azienda e le organizzazioni sindacali, in cui era già mancato l'accordo, anche il tavolo di ieri sera è terminato con una fumata nera. A quanto riferisce il verbale della seduta «il funzionario regionale dopo ampio, articolato e approfondito dibattito tra le parti» propone di giungere a «un accordo collettivo per l'applicazione dell'istituto del fondo di integrazione salariale finalizzato ad evitare i licenziamenti collettivi» ma «registra una distanza tra le parti che non permette di addivenire a un accordo».

L'azienda sostiene «l'impossibilità di percorrere soluzioni alternative che possano ridurre del tutto e/o in parte l'esubero denunciato» poiché gli strumenti proposti non risultano idonei a «una imprescindibile riorganizzazione e razionalizzazione della struttura di sede e dei servizi di coordinamento del territorio non più procrastinabile». Ma «l'azienda - prosegue il verbale - ribadisce la disponibilità a ricollocare il personale in esubero su mansioni operative presenti sul territorio, con salvaguardia della medesima retribuzione» in presenza «del consenso dei lavoratori ad oggi mai rappresentato». Dal canto loro le organizzazioni sindacali hanno «contestato radicalmente le motivazioni poste» e «ribadito formale richiesta di revoca della procedura volta a ridurre i parametri occupazionali».

Il tavolo che si è concluso con un nulla di fatto tra azienda e organizzazioni sindacali confederali accende
«lo spettro dei licenziamenti su tutta la Multiservizi, perché questi sono i primi trenta che ad oggi sono licenziati», spiega Serenetta Monti dell'Usi, organizzazione non confederale, che ha seguito a distanza l'esito
dell'incontro. Il funzionario regionale conclude infatti che «nonostante i tentativi di conciliazione espletati, non esistono elementi di accordo tra le parti e con il presente verbale di mancato accordo dichiara regolarmente
esperita e conclusa la procedura prevista dalla legge». «Riteniamo sia soltanto l'inizio di una lunga catena di licenziamenti. Questi lavoratori di fatto sono licenziati, mentre i consiglieri M5s Roberto Di Palma e Daniele Diaco ci dissero che non ci sarebbe stato nessun licenziamento. Ancora mancate promesse ma che avevamo preventivato, motivo per cui presenteremo presto una denuncia in Procura», ha concluso Monti.
Venerdì 9 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 11:09

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1 di 1 commenti presenti
2018-02-09 13:37:34
Nell'esprimere dispiacere per la vicenda non può che essere rammentato che molti hanno creduto alle promesse elettorali di qualcuno alle elezioni comunali.
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