San Paolo, la truffa dei libri fotocopiati: libraio denuncia le copisterie

San Paolo, la truffa dei libri fotocopiati: libraio denuncia le copisterie
di Michele Galvani
3 Minuti di Lettura
Lunedì 1 Dicembre 2014, 06:05 - Ultimo aggiornamento: 10:58

Minacce, denunce, intimidazioni, processi. E una battaglia lunga 10 anni. Combattuta nel nome della legalità. Al centro della controversia, le fotocopie dei testi universitari. Quel sistema antico attraverso cui gli studenti cercano di risparmiare per sostenere gli esami ma che, oltre ad essere vietato dalla legge, danneggia chi i libri li vende regolarmente nei negozi. Come Ferdinando Aranci detto Marino, 66 anni, titolare di tre librerie (via Silvio D'Amico, via Ostiense e via Chiabrera, zona San Paolo) che in questi anni è uscito allo scoperto per arginare un fenomeno «che ha un significato psicologico importante – racconta – perché chi fa fotocopie integrali dei libri rischia la denuncia penale e questi ragazzi iniziano male la loro carriera, semmai avranno un incarico in futuro». Aranci, che ha denunciato le copisterie di zona, è stato a sua volta denunciato da due ragazze che lo accusano di essersi spacciato per un finanziere per sottrarre loro dei testi appena fotocopiati. Per questo il pm Tescaroli ha avviato delle indagini e ora Aranci è indagato. «Ma io non mollo, combatto anche per i miei commessi, tutti assunti a tempo indeterminato».

GLI AFFARI

Dal 2004 le librerie del titolare hanno iniziato a segnare un calo degli introiti. «Intorno al 40% fino a oggi», assicura Aranci. Da qui è iniziata la sua lunga battaglia. Nelle copisterie di zone sono andati Guardia di Finanza, Guardia Postale, Carabinieri e Siae, sono scattate le denunce penali e, di conseguenza anche le ritorsioni nei suoi confronti. «Una volta - racconta l'uomo - ho trovato vetrine sporche di feci, un'altra volta urine sulle serrande. Poi un incendio». Sugli studenti ha pochi dubbi: «Devono capire che queste copisterie vicino alla loro Università di Roma Tre, che sono quattro, non rilasciano quasi mai scontrini. E loro pagano le tasse invece. Questi signori mi minacciano: una volta anche con il segno del taglio alla gola. Ma non ho paura, a 66 anni ho visto di tutto». È il 4 ottobre del 2012. Secondo la denuncia presentata ai carabinieri della Stazione Garbatella da parte di due ragazze romane di 20 anni, G. B. e M. S., Aranci avrebbe sequestrato loro alcuni testi fotocopiati «usurpando la funzione pubblica di appartenente alla Guardia di Finanza», si legge negli atti giudiziari. Questa l'accusa delle denuncianti: «Mentre si trovavano in via Chiabrera, venivano avvicinate da un uomo il quale, spacciandosi per finanziere, chiedeva di consegnargli le copie dei libri universitari in loro possesso, nonché i documenti di identità, prospettandogli delle conseguenze penali e amministrative per aver fotocopiato libri di testo». Le ragazze non sono convinte e fanno scattare la denuncia. Aranci si difende: «Ho solo detto: se andate in giro con queste fotocopie e vi ferma la Finanza, passate un guaio».

Gli avvocati dell'imputato, Marco Macchia e Angelo Damiani, sostengono che Aranci «ha agito per evitare che venisse commesso un reato, il giudice stabilirà se ha delle colpe. Noi riteniamo di no». Fuori dal negozio c'è un cartello: «Ogni volta che fotocopi un libro dai un colpo di piccone alla cultura. Danneggi autori, traduttori, redattori, illustratori, tipografi, editori, librai. Scoraggi la produzione di nuove idee. Finanzi la camorra. Smettila di uccidere i libri». La camorra? «Sì, da Cassino in giù non si vende più un libro, è tutto in mano a loro».