Donna trascinata dalla metro:
la perizia salva il macchinista

Giovedì 15 Febbraio 2018 di Michela Allegri

Le telecamere di sorveglianza della metropolitana lo riprendono mentre mangia, guarda lo specchietto retrovisore e, poi, parte, senza accorgersi che una donna è rimasta impigliata al portellone di uno dei vagoni del treno. La consulenza disposta dalla procura su quei filmati, però, sembra scagionare il macchinista della metro B indagato per lesioni colpose, dopo che Natalya Garkovic, bielorussa, 43 anni, il 12 luglio scorso venne trascinata per 135 metri dal convoglio in corsa. La vittima, per gli specialisti, sarebbe stata difficilmente visibile. La pm Maria Letizia Golfieri, titolare del fascicolo, sta quindi valutando di chiedere l'archiviazione nei confronti del conducente, ma intende stabilire se siano imputabili responsabilità ai vertici dell'azienda, per quanto riguarda la possibile mancanza di un protocollo di sicurezza in caso di incidenti di questo tipo.

LA CONSULENZA
Gli specialisti nominati dalla procura hanno guardato ogni fotogramma dei filmati choc che in breve tempo avevano fatto il giro del web. Hanno concluso che, nonostante le apparenze, il conducente potrebbe non avere colpe. È vero che mangiava, ma non si tratterebbe di un comportamento censurabile: avrebbe messo in bocca qualche pezzo di frutta per pochi minuti e non nel momento in cui avrebbe dovuto controllare che non ci fossero situazioni di pericolo sulla banchina della fermata Termini, una delle più affollate. L'indagato, oltretutto, è stato ripreso dalle telecamere mentre controlla più volte lo specchietto retrovisore prima di ripartire. L'incidente, per i periti, sarebbe dipeso dal fatto che la vittima si trovava a più di cento metri di distanza rispetto alla testa del treno e, visto che era vestita con indumenti di colore chiaro, era difficile vederla dallo specchietto.

A restare impigliata nel vagone, la borsa che la Garkovic aveva appesa al braccio. Si tratta di dettagli su cui la procura dovrà comunque fare altri approfondimenti, visto che la donna indossava un paio di pantaloni verdi e la sua borsa era fuxia. L'indagato avrebbe anche frenato subito dopo avere sentito l'allarme, azionato dai pendolari. Nel frattempo, lo scorso dicembre Atac ha reintegrato il macchinista che era stato sospeso subito dopo l'incidente. Il dipendente non è stato impiegato nel servizio passeggeri, ma nella manovra dei treni in deposito. «La decisione del reintegro è stata adottata a valle degli esiti dell'indagine interna che l'azienda ha aperto immediatamente al verificarsi dei fatti - aveva specificato l'azienda in una nota - Gli accertamenti hanno evidenziato alcune responsabilità a carico del dipendente, senza però far emergere elementi soggettivi di responsabilità tali da prefigurare l'interruzione del rapporto di lavoro».

Le indagini sono lontane dalla conclusione: la procura sta facendo accertamenti sulle procedure di sicurezza. Nella stazione manca infatti un addetto alla sorveglianza esclusiva dei monitor di controllo. Circostanza che potrebbe avere fatto scattare in ritardo l'allarme. La vittima era rimasta viva per miracolo. Aveva perso tutti i denti e aveva il bacino fratturato e un polmone perforato. Ha già presentato una richiesta di risarcimento danni. Ma, almeno per il momento, l'incidente resta senza responsabili.
 

Ultimo aggiornamento: 16 Febbraio, 15:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA