«Un cortocircuito dal frigo»: inchiesta su incendio Fiumicino punta sulla sicurezza

«Un cortocircuito dal frigo»: inchiesta su incendio Fiumicino punta sulla sicurezza
di Sara Menafra
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Venerdì 8 Maggio 2015, 06:29 - Ultimo aggiornamento: 15:43

Succede tutto al bar Gustavo, tra i gate G e H del Terminal 3 dell'aeroporto di Fiumicino, nella zona da dove parte buona parte dei viaggiatori diretti in area extra Schengen. E' passata da poco la mezzanotte quando una cameriera che sta sistemando le ultime cose si accorge del fumo che arriva da dietro un frigorifero. Il frigo è rotto già da alcuni giorni, è stato riparato una volta, ma continua a puzzare di cavi elettrici bruciati, tanto che il proprietario ha già preso un appuntamento con l'elettricista.

​E' dunque abbastanza probabile che sia qui l'innesco che ha fatto divampare l'incendio, anche se gli agenti della Polaria che per primi sono intervenuti e hanno provato ad avvicinarsi con un estintore dicono di essere stati immediatamente investiti da un denso fumo nero proveniente da una cappa di areazione proprio sopra il grande frigorifero.

Un fumo talmente denso da impedire persino di avvicinarsi con un estintore. Gli agenti ci provano senza riuscirci e chiamano immediatamente i vigili del fuoco. Anche questi provano a farsi avanti ma fumo e fiamme impediscono di arrivare ad una distanza utile per sparare la schiuma anti incendio: sono costretti a fare il giro e provare a sparare l'acqua dall'esterno, ma tutta la manovra richiede tempo e lascia che il fuoco divori praticamente tutto il Terminal. Nel frattempo, visto che fumo e fiamme continuano a salire, si decide di sgomberare l'aeroporto: «La nostra priorità - spiega il comandante Antonio Del Greco - è stata mettere in sicurezza in tempi rapidi i passeggeri ed avere la situazione sotto controllo prima dell'arrivo degli aerei intercontinentali della mattina».

Il procuratore capo di Civitavecchia Gianfranco Amendola, competente per territorio, ha aperto un fascicolo di inchiesta contro ignoti per incendio colposo e, appena le fiamme sono state definitivamente domate, ha messo i sigilli alla zona in attesa degli accertamenti tecnici.

L'ALLARME

Ma già ora si sa che sono molti i punti che non tornano. La società Adr ha dichiarato subito che il sistema anti incendio ha funzionato perfettamente. A quanto risulta, il vero problema sarebbe nel tipo di allarme utilizzato per questa area dell'aeroporto: un sistema di allerta che entra in funzione con segnali acustici e luminosi e avverte la centralina dei vigili del fuoco. Ma ha due pecche che potrebbero essere state decisive: non è in grado né di segnalare alla centrale dove esattamente sia divampato l'incendio, né di azionare un sistema ad acqua o a schiuma sulla zona interessata dalle fiamme.

I vigili del fuoco in servizio nello scalo aeroportuale, poi, sono a dir poco sotto dimensionati: cinque per l'intero aeroporto, più la squadra di emergenza di più di venti persone che presidia le piste. Cinque anni fa, quelli in servizio all'interno della struttura erano quaranta.

L'IMPIANTO ELETTRICO

Negli ultimi tempi, riferiscono alcune testimonianze di lavoratori dello scalo, il Terminal 3 avrebbe registrato qualche problema. Ad esempio i frequenti black out degli ultimi mesi: l'ultimo una settimana fa, che potrebbe aver messo alla prova l'impianto elettrico che, però, risulta rinnovato da poco. Ma era tutta l'area a dover essere rinnovata: quest' inverno, nel periodo delle forti piogge sulla capitale, il T3 era spesso invaso dall'acqua.

Qualche dubbio, poi, riguarda proprio la zona delle prime fiamme, quella del bar Gustavo: giusto lì accanto, dietro una porticina, c'è una zona alla quale accedono solo i dipendenti dell'aeroporto ed adibita a macchinette per caffè ed acqua. Chi la frequenta conosce il segreto: «C'è spesso odore di fumo - raccontano - quando non c'è nessuno può capitare che qualcuno accenda una sigaretta. E a mezzanotte la zona è già quasi deserta».