ROMA

Roma, Gp della Liberazione, tutti in sella per celebrare
la memoria. Il ministro dello Sport, Luca Lotti, dà il via alla gara

Martedì 25 Aprile 2017 di Camilla Mozzetti

Si è aperto con un minuto di silenzio, per ricordare il campione Michele Scarponi, scomparso pochi giorni fa in un terribile incidente, il 72esimo Gp della Liberazione che oggi ha portato nella Capitale centinaia di ciclisti, non solo italiani, per una competizione nata in ricordo del 25 aprile, festa nazionale di Liberazione.
A dare il via alla gara il ministro dello Sport, Luca Lotti, che ha ricordato l'importanza - non solo simbolica - di un appuntamento che, quest'anno, per un soffio ha rischiato di saltare e che è stato, invece, salvato all'ultimo grazie all'intervento del governo.  "Era assurdo che una corsa così importante - ha commentato il ministro dopo aver dato il via alla gara - non si corresse più a Roma. Questa città non poteva fare a meno del gran Premio della Liberazione, è un'occasione che da 72 anni mette insieme la storia: festeggiare il 25 aprile e lo sport. Da qui i ragazzi salgono al ciclismo dei professionisti, era un'occasione che non poteva mancare in Italia".
La competizione, che si corre nella Capitale in un circuito che abbraccia le Terme di Caracalla, coinvolge giovani professionisti under 23 ma anche amatori e, da due edizioni, anche una gara parallela totalmente femminile. Un appuntamento non solo sportivo che rappresenta un tributo alla memoria.
La bicicletta è simbolo per antonomasia della lotta partigiana. "Senza questo mezzo - ha commentato uno degli organizzatori, Andrea Novelli, a capo dell'associazione sportiva dilettantistica Primavera Ciclistica - le staffette non avrebbero potuto contribuire a liberare il Paese". Non a caso, fu proprio nel 1946 per volere dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia che si corse il primo Gran premio di Liberazione.
Contributo doveroso e sentito da tutti i partecipanti e dal pubblico alla figura del ciclista Scarponi. "Questa è un'edizione triste - ha aggiunto ancora Lotti - perché il lutto che ha colpito il mondo del ciclismo è qui tra noi. Tutti questi ragazzi che oggi correranno avranno ancora Michele nel cuore, nella testa e nelle gambe". Il ciclista, morto sabato per un incidente stradale mentre si allenava, nel 2000 e nel 2001 aveva preso parte a questa corsa.
Da qui, la necessità - per il responsabile del dicastero allo Sport - di tutelare di più e meglio i ciclisti. Che siano essi professionisti o semplici amatori. "C'è ancora molto da fare: piste ciclabili, maggiore attenzione e maggiore cultura per la sicurezza dei ciclisti ma insieme al viceministro ai Trasporti, Riccardo Nencini - ha concluso Lotti - abbiamo presentato un provvedimento che punta a tutelare maggiormente gli amanti della due ruote". 

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