Omicidio Reggiani, così fu violentata e massacrata nella stazione di Tor di Quinto

Venerdì 1 Novembre 2013
Giovanna Reggiani, 47 anni, fu uccisa il 30 ottobre del 2007 dopo essere stata violentata e massacrata a Roma, nei pressi della stazione ferroviaria di Tor di Quinto. Sono da poco passate le 7 di sera quando la donna, moglie del capitano di vascello della Marina Militare Giovanni Gumiero di stanza alla Spezia, scende dal treno per far ritorno a casa, un appartamento riservato al personale delle Forze armate a qualche centinaio di metri dal luogo dell'aggressione, dopo un pomeriggio di shopping in centro.



Mentre, sotto una pioggia battente, percorre la strada stretta tra due file di alberi che collega la stazione ferroviaria al centro del quartiere, la donna viene aggredita, derubata, trascinata in una baracca del vicino campo nomadi, violentata, quindi gettata in fin di vita in una scarpata vicino a via Camposampiero.



Ad aggredirla Romulus Nicolae Mailat, un muratore romeno di 24 anni alloggiato nel campo rom vicino alla stazione. La donna si difende da Mailat con tutte le forze, gli graffia il volto e la schiena, ma non riesce a mettersi in salvo. Viene ritrovata in un fossato in coma e seminuda: con i pantaloni ancora abbassati, un maglione nero tirato su. Il volto sporco di sangue, il corpo pieno di lividi. La donna non ha la borsa e in tasca non ha documenti, tanto che l'identificazione avviene solo dopo la telefonata in questura del marito, preoccupato perchè da ore non riesce a rintracciare la moglie.



A incastrare Mailat non ci sono solo le ferite e i graffi sul corpo e le tracce di sangue sui vestiti ma anche la borsetta della Reggiani trovata nella sua baracca, e la testimonianza di una nomade del suo stesso accampamento, che avvisa le forze dell'ordine e racconta di aver sorpreso il 24enne mentre trascinava lungo la strada la vittima priva di sensi.



Giovanna Reggiani muore in ospedale dopo 24 ore di agonia. Il processo a Romulus Nicolae Mailat chiamato a giudizio di fronte alla III Corte d'Assise di Roma si conclude con la condanna a 29 anni di carcere. A presiedere la corte Angelo Gargani, che concede all'uomo le attenuanti generiche, riconoscendo anche il vincolo della continuazione per i tre reati contestati, cioè, l'omicidio, la violenza sessuale e la rapina. Poi il ricorso in appello. La sentenza emessa dalla prima corte d'Assise d'Appello di Roma condanna l'imputato all'ergastolo, al pagamento delle spese processuali pari a 2.500 euro e conferma anche la sentenza di primo grado che riconosce al vedovo della Reggiani il risarcimento danni che in via provvisoria era stato fissato in 500mila euro. Infine, il 14 aprile del 2010, la Cassazione rende definitivo l'ergastolo a Mailat. Ultimo aggiornamento: 14:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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