ROMA

Gioielliere ucciso a Roma, caccia al killer con la parrucca

Giovedì 16 Luglio 2015 di Luca Lippera
13

Un uomo con la parrucca. Le immagini riprese dalla telecamera a circuito chiuso all'interno della gioielleria Nocchia hanno già fornito ai carabinieri un'immagine del presunto assassino. Non se ne conosce l'identità, ovviamente, e gli investigatori non escludono che nel negozio di via dei Gracchi ci fosse anche un'altra persona. «Ma all'interno - dice uno degli uomini del Nucleo Investigativo dell'Arma - si vede una persona, si percepisce il trambusto, si capisce che la situazione sta precipitando. L'uomo che stiamo cercando è chiaramente camuffato. Probabilmente era consapevole che nel locale sarebbe stato ripreso da un sistema di sicurezza e ha tentato di rendersi irriconoscibile».

LA SECONDA PERSONA

Ma ci sono anche altri fotogrammi all'esame degli investigatori. Una seconda telecamera avrebbe ripreso l'uomo all'esterno del laboratorio e con lui ci sarebbe stata una seconda persona. «Siamo in una fase veramente preliminare dell'inchiesta - aggiungono i carabinieri - Per ora non è possibile stabilire con certezza se tra le due persone ci sia effettivamente un legame. Potrebbe anche trattarsi di due passanti che si affiancano. Stiamo parlando di fotogrammi. Li stiamo esaminando tutti. Stanno affluendo anche altre immagini. È un lavoro di pazienza. Ma crediamo che possa dare frutti».

NON SOLO VIDEO

Ci sarebbero anche alcuni testimoni oculari. I carabinieri ieri hanno suonato alle porte di tutti gli appartamenti che si affacciano sul laboratorio di via dei Gracchi 155. «Ci sono persone che potrebbero aver visto qualcosa in modo inconsapevole - dice uno degli investigatori - Faceva caldo. C'era gente affacciata alle finestre. Qualcuno può aver notato una persona in movimento. Ovviamente non aveva scritto in faccia che arrivava dalla gioielleria Nocchia e che là dentro si era consumato un omicidio. Ma le descrizioni potrebbero collimare con i fotogrammi catturati dalle telecamere. Stiamo sentendo diverse persone».

L'ARMA

L'oggetto che ha colpito e ucciso l'orafo non è stato trovato. Non all'interno del laboratorio, almeno. I carabinieri hanno fatto setacciare i cassonetti di via dei Gracchi da una squadra dell'Ama che li ha svuotati uno ad uno. Niente, per ora. Il bottino non è ancora quantificato. Ma le vetrine del negozio sono state svuotate. «Giancarlo - dicono gli amici - era un artista e faceva cose preziose. Oggetti che non sarà facile rivendere: portano la sua firma». “Il Maestro”, nel suo piccolo, produceva capolavori e i capolavori hanno fatto gola a qualcuno. Non è un rapinatore da strapazzo.

Ultimo aggiornamento: 17 Luglio, 08:30