ROMA

Funerali Casamonica, i nipoti del boss ad Alfano: «Per noi era un re, non siamo mafiosi»

Venerdì 21 Agosto 2015
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Per loro rimane «il Re di Roma». Nessun messaggio 'mafioso' lanciato in quelle parole. Nessun errore, nessuna stranezza in quell'ultimo saluto fatto di una sfarzosa carrozza, cavalli e petali piovuti dal cielo. E soprattutto nulla di cui scusarsi. Al massimo, se dovranno essere fatte delle scuse, queste sono solo per il Papa e il Vaticano. Nel day after del funerale show i Casamonica fanno quadrato per difendere il nome dello scomparso Vittorio e della famiglia. E il nipote Luciano si rivolge direttamente al ministro dell'Interno Angelino Alfano: «Non siamo mafiosi».

Non ci stanno ad essere etichettati come criminali. Non vogliono che zio Vittorio sia ricordato come un 'boss'. Insomma non capiscono cosa possa aver dato fastidio del loro modo di dire addio ad una persona cara che non c'è più. «Se io faccio un matrimonio e prendo la Rolls Royce non è che c'è la mafia - dice Luciano Casamonica parlando proprio davanti la basilica di San Giovanni Bosco - Noi Casamonica abbiamo sempre fatto le feste alla grande, da quando siamo qui a Roma. Signor Alfano non siamo mafiosi, non siamo persone cattive».

La musica del Padrino? «Piaceva tanto a Vittorio...». I cartelli con la scritta 'Re di Romà? «Nel gergo nostro, nella nostra cultura significa che per noi è un re, il nostro re di Roma. Non era un boss, era conosciutissimo perchè lui comprava e vendeva auto» si affretta a spiegare Luciano che aggiunge: «Ma a chi abbiamo dato fastidio? È la nostra cultura. Mafia? È tutta un'altra cosa, Vittorio era una bravissima persona. Noi sapevamo che doveva morire e abbiamo fatto di tutto per accontentarlo: gli piacevano tanto le feste non volevamo fare una cosa di pianto. È usanza, sono anni che quando muore uno dei nostri vecchi si usano le carrozze e i cavalli».

«Noi possiamo chiedere scusa al Papa e al Vaticano forse solo per aver messo una canzone che magari non andava bene» dicono alcuni parenti riferendosi appunto alla colonna sonora del film Il Padrino suonata ieri da una banda durante il funerale. Uno di loro mostra i suoi tatuaggi: uno raffigura la Madonna, l'altro un crocifisso. E ci tiene a precisare: «Io sono un cristiano. Noi chiediamo scusa alla Chiesa e a nessun altro». In loro soccorso arrivano altri familiari. Da lontano si sentono le urla «Basta! Ora Basta!».

Si ferma una macchina, proprio davanti la chiesa. Escono due donne che si sfogano davanti a telecamere e giornalisti: «Perchè i politici parlano e infangano il nome dei Casamonica? I politici cosa vogliono dai Casamonica? Nostro zio non era un boss era una brava persona - gridano - Noi siamo stufi. La mafia è dentro la politica». Si innervosiscono ancora di più quando si parla del funerale come di uno show, di un qualcosa di kitsch: «Noi i funerali li faremo sempre così. Abbiamo fatto una colletta - spiegano a gran voce le parenti - Ogni famiglia ha messo qualcosa. Che volete le ricevute? Noi paghiamo tutto...».

Per loro dire addio ai cari in quel modo o festeggiare altri eventi è la normalità. «Quando ho fatto la cresima a mio figlio ho preso quattro cavalli» racconta una delle due. «Vittorio non era un criminale. Ora c'è solo dolore. Stiamo male. Voi ci state ammazzando ancora di più» concludono le due donne. E infine il nipote Luciano chiosa: «Quando se ne va qualcuno soltanto Dio giudica, non la politica».

Ultimo aggiornamento: 22 Agosto, 08:42

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