Le spese d'oro del Pdl del Lazio
Ostriche alle cene e mega-regali

Giovedì 13 Settembre 2012 di Claudio Marincola
Fiorito
ROMA - Raccontano che Vincenzo Piso, coordinatore laziale del Pdl, leggendolo sia sbiancato. Che abbia addirittura tirato un calcio a una porta per sfogare la rabbia, «faccio politica da 40 anni ma una roba così mi fa senso». Tra le mani aveva il «contro-dossier», il malloppo di carte e fatture che qualche attimo prima Franco Fiorito aveva consegnato al partito per incastrare il suo principale accusatore, nonché suo successore: Francesco Battistoni. Una vendetta consumata a caldo e al tempo stesso un abbraccio suicida visto che la procura di Roma poche ore prima lo aveva indagato per peculato.



Nel mirino di Fiorito c’è innanzitutto il «nemico» Battistoni. Il quale al momento di subentrare al suo posto ha reso pubbliche tutte le spese del predecessore, inclusi bonifici e conti correnti aperti in Spagna. Ma lo stesso Battistoni, sostiene ora Fiorito, presentava ricevute da 7 mila euro per l’acquisto di vini raffinatissimi. O anche fatture per cene per due coperti da Ottavio a Santa Croce in Gerusalemme a base di ostriche francesi, moscardini, crudo misto, fragolino sale, olio e pepe (conto: 174 euro).

Fiorito allarga il raggio della sua vendetta. Elenca le spese folli di altri componenti del partito. Vedi Veronica Cappellaro, presidente della commissione regionale Cultura che ha pagato per le cene sociali del gruppo Pdl circa 32 mila euro. Tutti nell’arco di un solo anno, il 2011 e quasi tutti nello stesso ristorante, Pasqualino al Colosseo. Pranzetti consumati all’ombra dell’Anfiteatro Flavio che ai contribuenti sono costati dagli 8 ai 10 mila euro. Senza trascurare l’immagine: la foto dell’onorevole Cappellaro, quella da mettere sul sito, per intenderci, è costata 900 euro.



Per due anni e mezzo Fiorito, ex sindaco di Anagni, ha gestito il gruppo della Regione Lazio e con molta disinvoltura anche tutti i finanziamenti che affluivano sui due conti correnti. Nel 2011 sono entrati 2.735.502,15 euro e ne sono usciti 3.110.326,15. Il bilancio è rimasto in attivo solo grazie all’avanzo dell’anno precedente (888 mila euro circa).

Insomma, tutto si può dire tranne che i consiglieri dell’Assemblea regionale laziale tutti, non solo quelli del Pdl versino in ristrettezze o siano stati costretti a tirare la cinghia. Prendiamo ad esempio i regali di Natale. Tra le ricevute presentate al capogruppo Fiorito dai suoi consiglieri per ottenere il rimborso spicca lo champagne regalato agli amici: 2 bottiglie di Paul Goerg brut Rosè o di Taittinger Millesimée, una Magnum di Primitivo. Bastava scrivere sulla fotocopia della ricevuta un semplice «ok» e giustificare l’acquisto di 10 cravatte di seta di Marinella, il fornitore preferito del Cavaliere o di 17 sciarpe lana-seta dal costo di 230 euro cadauna.

Lo sconfinata nota spese prodotta da Fiorito è chiaramente il tentativo disperato di sparare nel mucchio. Il «così fan tutti», il «muoia Sansone con tutti i Filistei». Fuoco amico. Tentativo in extremis di accomunare il malcostume sotto un unico tetto alla vigilia del vertice fissato per oggi in via dell’Umiltà. Sa Fiorito che la sospensione dal partito è il minimo che potrà capitargli e si strascina dietro anche Battistoni, l’uomo che lo ha fatto fuori affidando ai suoi avvocati il compito di fargli le pulci.



Al netto della voglia di vendetta di entrambi sul terreno resta la grande disponibilità dei nostri politici regionali. Con scelte in alcuni casi decisamente anti-economiche, che nulla hanno a che fare con i dettami più elementari della spending review. Stampanti noleggiate al costo di 3.000 euro annui (non era meglio acquistarle?). Conti da seimila euro per 200 coperti in ristoranti (Pepenero, Capodimonte, Viterbo) che anche utilizzando d’estate la veranda esterna ne possono contenere al massimo 170 e che sulla brochure indicano una capienza di 40 posti.

Il controdossier di Fiorito non risparmia neanche i contributi ai simpatizzati: 71 mila euro elargiti una tantum all’associazione del Viterbese «Progresso e Innovazione». Bonifici, assegni, fatture. Bastava la semplice indicazione «campagna di promozione territoriale delle politiche regionali in favore dei giovani» per spalancare i cordoni della borsa. Un tanto ad evento.



Un plico spillato a parte elenca le note a credito che le associazioni presentavano al gruppo regionale. Bastava specificare la data e aggiungere nella descrizione «promozione attività politica». Che si trattasse della sagra della tellina o degli strozzapreti non aveva alcuna importanza. Entrando più nel dettaglio è poi curioso osservare come a volte la rendicontazione sia frettolosa, ad esempio quando non si specifica neanche il menù, mentre altre volte si arriva a citare a gradazione alcolica, vedi «l’aperitivo rinforzato» per 250 persone servito in un locale di via Bodoni. Ostriche e moscardini si assaporavano meglio.
Ultimo aggiornamento: 29 Settembre, 12:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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