Roma, ucciso fuori dalla discoteca: due buttafuori già liberi. «Nessuno li ha riconosciuti»

Venerdì 8 Settembre 2017 di Alessia Marani e Adelaide Pierucci
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Restano in carcere tre dei buttafuori indagati per l'omicidio di Giuseppe Galvagno avvenuto sabato notte fuori la discoteca San Salvador dell'Eur. Liberi gli altri due per i quali, secondo il gip, «non ci sarebbero prove certe della partecipazione» al pestaggio. Decisione, quest'ultima, contro cui i familiari della vittima annunciano già opposizione: «Vogliamo giustizia per Giuseppe, i responsabili non devono passarla liscia», dicono la sorella Nuccia e la madre Nunzia, insieme con la fidanzata Barbara ieri al Policlinico Gemelli per la camera ardente.

Mirko Marano, 32 anni, e Riccardo Stronati, di 44, dunque sono potuti tornare a casa, a loro carico rimane l'indagine per omicidio volontario. Quanto a Marano, scrive il gip, «tutti i fermati hanno escluso la sua partecipazione attiva all'aggressione, riferendo che era rimasto all'interno del locale. Né la fidanzata della vittima o il testimone lo hanno riconosciuto». Il 32enne quella notte era alla cassa e gli era stato ordinato dal responsabile del servizio, Fabio Bellotazzi, 44 anni, (uno dei bodyguard rimasto in carcere) di rimanere dentro. «La porta d'accesso era chiusa - aggiunge il giudice - e non poteva vedere quanto accadeva». Osservazioni che il gip fa valere anche per Stronati «anche se è provato - precisa - che per sua stessa ammissione anche solo per 30 secondi è stato fuori nel piazzale e ha dato man forte a Dettori e Farinacci».

IL CALCIO DI RIGORE
Emiliano Dettori, 42 anni, e Davide Farinacci, 33 anni, rimangono a Regina Coeli con Bellotazzi. Il gip afferma che «è dimostrato il calcio brutale sferrato a Galvagno da Bellotazzi». Anche se lo stesso, si legge nell'ordinanza, «negava», sostenendo di «sapere di non essere simpatico» al supertestimone che ha detto che lo aveva colpito come se stesse tirando un calcio di rigore. «Quanto alla circostanza che anche sulla sua maglietta era stata repertato sangue, riferiva che si era sporcata quando Farinacci e Dettori lo avevano toccato». farinacci è il prim che accompagna fuori Galvagno. E' lui che inizia «la prima fase di contenimento» e viene «subito aiutato da Dettori», «sono i due che lo prendono a cazzotti, poi subentrerà Bellotazzi», continua il gip. Per il gip l'accusa di omicidio volontario «appare corretta poiché è dimostrato che numerosi sono stati i colpi inferti alla vittima, colpi al capo e al volto». Un'aggressione spietata che ha provocato «la rottura delle ossa nasali con vistosa perdita ematica, che non solo non ha fatto desistere gli assalitori dalle azioni violente ma indeboliva il Galvagno che più volte cadeva in terra e ciò nonostante era vittima di ulteriori e violenti colpi». Ad aggravare il quadro il fatto che «nessuno dei tre si era di fatto preoccupato di sollecitare l'ambulanza». Il carcere viene confermato per il pericolo di inquinamento probatorio (il pm Eleonora Fini e il colonnello dei carabinieri Giuseppe Donnarumma stanno effettuando altri riscontri sulle versioni rese dai cinque) e di recidiva.

La Procura rinnova l'appello già lanciato dai carabinieri: chi ha visto, chi era nel piazzale sotto la pioggia in attesa di entrare nella discoteca (almeno 70 persone), si faccia avanti e parli. C'è da individuare ancora l'uomo con la maglietta gialla a righe accompagnato da una ragazza di colore con cui Galvagno ha avuto la discussione iniziale per cui è stato trascinato via dai buttafuori. Mercoledì a piazzale Clodio sono stati ascoltati anche altri due testimoni, un uomo e una donna.

«PAROLE PESANTI»
La notizia della scarcerazione di due dei cinque bodyguard ha lasciato di stucco gli amici e i familiari di Galvagno, ex barman nei locali della movida di Milano e di Riccione, poi passato alla gestione di b&b nella Capitale e a Catania, sua città d'origine, che ieri erano al Gemelli. Barbara D'Agnano, la compagna, distrutta dal dolore, distesa a terra, ha tenuto stretta la mano della salma per ore. Quella notte lo ha visto spegnersi nel piazzale sotto i suoi occhi. «Giuseppe non doveva morire così. Non lo meritava. Il nostro avvocato si opporrà alla scarcerazione. Avrei parole pesanti - dice Nuccia - per quei cinque uomini, ma non posso esprimerle. Ora vogliamo giustizia». Galvagno era pronto a lanciarsi in una nuova iniziativa: aprire con l'amica Patrizia un'osteria in cui camerieri e chef fossero tutti ex detenuti.

 

Ultimo aggiornamento: 9 Settembre, 14:00

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