Roma, nigeriani e sodalizi tra clan: la nuova mala della Capitale

Roma, nigeriani e sodalizi tra clan: la nuova mala della Capitale
di Alessia Marani
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 7 Febbraio 2018, 07:42

Il narcotraffico internazionale, la gestione delle slot, l'usura e le estorsioni per infettare l'economia legale. La fotografia scattata nell'ultima relazione semestrale inviata alla Camera dalla Direzione investigativa antimafia sulla presenza della criminalità organizzata nel Lazio è impietosa e cristallizza la capacità delle diverse holding della mala di solidarizzare tra loro e scambiarsi professionalità a seconda della mission. Ma c'è anche l'emergere delle criminalità straniere nella lente dell'interforze, come quella nigeriana protagonista di una scalata nel traffico di droga e nella tratta di esseri umani, soprattutto dalla Libia. Roma sarebbe una delle piazze principali in cui il clan lack axe, una consorteria a struttura mafiosa il cui vincolo associativo viene esaltato da una forte componente mistico-religiosa, si sarebbe insediato dopo Bologna, Torino e Napoli. Secondo gli investigatori di Arma, Finanza e Polizia, i rapporti tra le organizzazioni criminali tradizionali si sviluppano «su un piano paritario di accettazione reciproca e fattiva collaborazione». Emblematica, l'operazione Luna Nera che ha colpito la cosca Rango-Zingari (Cs). Le indagini hanno svelato come un imprenditore romano, titolare di una società sulla Tiburtina, fosse contiguo non solo ai calabresi ma anche ai Senese e alla criminalità romana dei Casamonica e dei Cordaro di Tor Bella Monaca. Nella sede della sua ditta «venivano pianificate estorsioni, usura e riciclaggio e si sarebbe avvalso dei cosentini per reclutare agenti di riscossione crediti».

LE NDRINE
Nella Capitale è operatività la ndrina Fiaré di San Gregorio di Ippona (VV) legata al clan Mancuso (cardine del narcotraffico dalla Colombia). Gli Alvaro-Palamaro, cosca del Reggino, con avamposti ad Aprilia già dagli anni 80, risulta invece inserita «nella ristorazione e nelle acquisizioni immobiliari». Nell'area di Spinaceto e Tor de' Cenci sono presenti gli Arena, i Bellocco, i Piromalli e i Molé. I Magzzagatti-Polimeni-Bonarrigo di Oppido Mamertina (RC), risultano attivi ai Castelli dove hanno interessi in aste giudiziarie e procedure fallimentari. Compagini legate alle ndrine Pelle, Pizzata e Strangio e al clan Muto sarebbero specializzate nell'usura, nelle estorsioni, nelle rapine, nella droga e nelle armi, con il supporto di pregiudicati romani. Ad Anzio e Nettuno insistono storicamente i Guardavalle, in sinergia con esponenti delle famiglie Romagnoli-Cugini di Roma e Andreacchio di Nettuno. A Ostia sono attivi gli autoctoni Spada e Fasciani.

COSA NOSTRA E NAPOLETANI
Cosa Nostra punta alla ristorazione, alle sale da gioco e all'agroalimentare, uno dei «business di riferimento», e «significativi canali di collegamento tra la Sicilia e il Lazio sono emersi per l'approvvigionamento di stupefacenti dal Sudamerica». Tra tentativi di scissione e vuoti di potere, i napoletani non arretrano. Beni relativi ai Mallardo in consorzio con i Casalesi sono stati sequestrati a Mentana, Guidonia, Monterotondo, Capena e Fonte Nuova. Negli anni è stata accertata l'operatività dei clan Di Lauro, Giuliano, Licciardi, Contini, Mariano, Senese, Moccia, Mallardo, Gallo, Gionta, Anastasio, Zaza, Pagnozzi, Schiavone, Noviello, Zagaria, Belforte, Bardellino. I Pagnozzi lavorano «in parola» con i Senese nella zona Tuscolana - Cinecittà; ai Di Giovanni «il controllo delle piazze di spaccio a Capannelle, Magliana e Tor Vergata».
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA