Decapita una donna all'Eur, la famiglia: «Lo psichiatra gli sospese le medicine»

Il villino dell'Eur dove è avvenuto l'omicidio
di Michela Allegri e Sara Menafra
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Lunedì 25 Agosto 2014, 22:35 - Ultimo aggiornamento: 26 Agosto, 17:31

La famiglia di Federico Leonelli lo sapeva. Sapeva che quell’uomo di 35 anni morto due giorni fa dopo aver decapitato una donna sarebbe potuto esplodere da un momento all’altro.

I genitori e la sorella lo sapevano, e avevano provato a fermarlo. Quando, ancora a casa, Federico aveva dato in escandescenze o tutte le volte che aveva litigato con la moglie poi deceduta per un aneurisma cerebrale. In più di un’occasione, avevano chiamato i servizi sociali chiedendo un trattamento sanitario obbligatorio, sempre respinto perché il caso non era «abbastanza grave». Stessa risposta dai Centri di igiene mentale.

LE CURE PSICHIATRICHE

Recentemente, l’uomo era stato curato in una struttura privata e fino a prima dell’estate, uno psichiatra di fiducia della famiglia aveva continuato a seguirlo. Poi il medico aveva detto a Leonelli di fermarsi, con parole che ora suonano particolarmente sinistre: «Questi farmaci - gli aveva spiegato - possono causarti delle allucinazioni, meglio che tu li interrompa per un po’». E’ anche questo il motivo per cui la sorella di Leonelli, assistita dall’avvocato Pina Tenga, questa mattina chiederà al procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e al pm Luigi Fede di fare anche una perizia tossicologica sul suo corpo: «Vogliamo essere sicuri - spiega il legale - che non si fosse procurato farmaci altrove. E che questi non gli abbiano fatto perdere la cognizione della realtà».

Nella memoria che sarà presentata questa mattina, l’avvocato Tenga spiegherà anche la lunga sequenza di episodi violenti che hanno segnato la vita di Leonelli. E i tanti allarmi inascoltati o sottovalutati dalle strutture sanitarie, che forse avrebbero potuto portare a fermarlo prima che diventasse pericoloso.

Infine, la famiglia chiede di capire la dinamica della sua morte. Vuole sapere se quando l’hanno visto uscire dalla taverna della villetta di via Birmania all’Eur, col volto travisato e un coltellaccio in mano, e hanno scorto il cadavere decapitato della governante della casa, Oksana Martseniuk, i poliziotti accorsi sul posto potevano evitare di sparargli in direzione del cuore, uccidendolo sul colpo.

LE TELECAMERE

Alcune spiegazioni potrebbero arrivare dalle telecamere a circuito chiuso che riprendevano l’esterno della villetta e potrebbero aver ”visto” la sparatoria e l’attimo in cui Leonelli ha aggredito Oksana Martseniuk la governante ”colpevole” di aver inviato, ai proprietari della villa, un messaggino in cui spiegava di averlo notato armeggiare con parecchi coltelli.

«Non mi sarei mai aspettato una cosa del genere, non avevo sospetti su di lui quando l’ho ospitato e lasciato da solo a casa mia» ha detto ieri agli investigatori Giovanni Ciallella, il proprietario della villa dell’Eur che conosceva da due anni Leonelli e per questo aveva accettato di ospitarlo mentre lui si trovava fuori Roma in vacanza.

L’AUTOPSIA

Questa mattina, la procura conferirà l’incarico per l’autopsia sui due corpi ai medici dell’istituto legale di Tor Vergata, guidati dal professor Giovanni Arcudi. Il nome di Leonelli è stato comunque iscritto al registro degli indagati come autore dell’omicidio, mentre gli inquirenti hanno deciso di aspettare l’esito dei primi esami prima di decidere se iscrivere anche gli agenti che hanno aperto il fuoco.

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