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Roma, mazzette in Comune, indagata dirigente dello staff di Caudo

Roma, mazzette in Comune, indagata dirigente dello staff di Caudo
di Valentina Errante
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 24 Febbraio 2016, 09:09 - Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio, 10:43

 Il presunto giro di mazzette al dipartimento Urbanistica del Comune di Roma non avrebbe avuto come riferimento soltanto Antonello Fatello, numero uno dell’ufficio. Almeno secondo la procura di Roma. Perché il pm Erminio Amelio, titolare di una serie di indagini aperte a cascata dopo l’operazione ”Vitruvio”, oltre ai nomi dell’ex assessore Giovanni Caudo e di Fatello, ha iscritto sul registro degli indagati anche quello di Francesca Bedoni, architetto e responsabile dell’ufficio gestione amministrativa e tecnica del patrimonio del Campidoglio e strettissima collaboratrice di Fatello. L’ipotesi è sempre di corruzione. Circostanze da verificare sulle quali sono in corso gli accertamenti del nucleo speciale della Guardia di Finanza guidato dal generale Gaetano Scazzeri.

L’ipotesi è che il giro di mazzette con gli aumenti di cubatura, il cambio di concessione edilizia, di destinazione d’uso delle aree e la partita degli oneri concessori, al IX dipartimento, fosse la carta vincente per i costruttori sotto inchiesta disposti a pagare. Sono nove in tutto i nomi finiti sotto accusa per presunte mazzette pagate dal gruppo Bonifaci in relazione alle speculazioni di Palazzo Raggi, sette quelli per le speculazioni sulla via Flaminia, dove il mancato rispetto degli oneri concessori previsti dall’accordo di programma con il Campidoglio continua a garantire al gruppo Bonifaci 800 mila euro l’anno per l’affitto della sede del XX municipio.

PALAZZO RAGGI Nove i nomi sul registro degli indagati: oltre all’assessore della giunta Marino Giovanni Caudo, ad Antonello Fatello e a Francesca Saveria Bedoni, ci sono i dirigenti del gruppo Bonifaci. Dal patron, Domenico, ad Antonino Testa, responsabile della Ribes srl, proprietaria del settecentesco Palazzo Raggi nel quale avrebbe dovuto essere realizzato un megastore. Poi Giuseppe Costa, fidatissimo del costruttore. come Giovanni Valeri e Nando Antonelli. Nell’elenco anche il nome dell’imprenditore Gianni Casson. Per il pm, ciascuno avrebbe svolto la propria parte: pratiche illegittime, concessioni irregolari e aumenti di cubature e in cambio di soldi o altri beni.

 

L’INDAGINE Da Caudo a Fatello, quasi tutti gli indagati hanno chiesto di essere interrogati dal magistrato per chiarire la propria posizione. Il sostituto Erminio Amelio prende tempo. E intanto continuano le verifiche: dal libro mastro, trovato proprio in una società del gruppo, che consentirebbe alla procura di ricostruire il tariffario delle tangenti pagate (dai duemila ai trentamila euro destinati negli ultimi due anni ai funzionari pubblici) da Bonifaci e dai professionisti più fidati, al materiale acquisito dalla Finanza giovedì scorso negli uffici del Campidoglio e nell’abitazione di Fatello. Sono tanti i fascicoli, tutti coordinati dal pm Erminio Amelio e nati dalla vecchia inchiesta ”Vitruvio” che si intrecciano. Il trait d’union continua ad essere proprio l’ex capo del Dipartimento Urbanistica e le indagini potrebbero riservare a breve nuovi, importanti, sviluppi.

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