Roma, bicarbonato ai malati di tumore: chiesti 7 anni per il medico

Sabato 23 Dicembre 2017 di Marco Carta
Prometteva guarigioni miracolose dal tumore, grazie ad una terapia a base di infusioni di bicarbonato. Ma nel 2012 aveva causato la morte di un giovane catanese malato di cancro sottoponendolo a quella cura priva di alcun fondamento scientifico. Ora Tullio Simoncini, al centro di numerose inchieste giudiziarie, rischia 7 anni di carcere. A formulare la richiesta è stato ieri il pm Giovanni Nostro, nel corso dell'udienza del processo in cui l'ex medico, radiato dall'ordine nel 2003, si ritrova sotto accusa per omicidio colposo ed esercizio abusivo della professione.
Il trattamento costava 20 mila euro. Simoncini ai suoi pazienti garantiva il 70% di possibilità di guarigione. Zero rischi e nessuna controindicazione. Ma il 27enne Luca Olivotto perse la vita due giorni dopo il suo arrivo a Tirana, dove Simoncini aveva costruito il suo regno della speranza, non potendo più esercitare in Italia. Olivotto, affetto da neoplasia cerebrale, aveva paura di sottoporsi alla chemioterapia. Per questo si era messo a cercare da solo strade alternative. È su internet che conosce Simoncini e il suo metodo «rivoluzionario», secondo cui il cancro non sarebbe altro che un fungo, come recita anche uno dei suoi libri più contestati. Un'infezione di Candida albicans guaribile grazie alle infusioni di bicarbonato. Quando l'ex medico incontra la famiglia del giovane, spiega di essere vittima di un complotto: «Sono stato fatto fuori dai poteri forti». Per questo è costretto ad operare in Albania, dove invece le sue cure sono consentite.

IL DECESSO
Olivotto gli crede, spera nel miracolo e decide di affidarsi alle sue mani. Non è in fin di vita. Anzi, «quando arriva a Tirana - ha ricordato il pm Nostro nel corso della discussione, in cui ha chiesto anche l'assoluzione per Roberto Gandini, altro sanitario imputato - le sue condizioni di salute sono buone». Le cose peggiorano subito dopo il ricovero all'Universal Hospital Group di Tirana. Luca viene sottoposto alle prime cure, «dosi massicce di bicarbonato di sodio (complessivamente 200 ml)» e dopo poco il suo quadro clinico si fa più critico. La terapia viene interrotta. Ma ormai è tardi. Nella struttura clinica di Simoncini non ci sono medici in grado di affrontare l'emergenza e Luca viene trasportato d'urgenza in un altro ospedale, dove morirà poco dopo per «arresto cardiocircolatorio, conseguente a gravissima alcalosi metabolica da somministrazione endoarteriosa di bicarbonato di sodio», come si legge nelle carte del processo. Era il 16 ottobre del 2012 ma, nonostante questo, Simoncini ha continuato a predicare i risultati miracolosi del suo metodo, privo di alcun riconoscimento. Un'aggravante, questa, di cui anche il pm Nostro nel corso delle sue conclusioni ha chiesto di tenere conto al giudice: «Simoncini incurante di quello che è successo, con sfregio della morte, anche dopo ha continuato a ricevere pazienti a cui somministrare la sua terapia a base di bicarbonato. Siamo di fronte ad una personalità diabolica e infernale».
  Ultimo aggiornamento: 18:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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