Roma, tatuaggi e violenza: i fidanzati killer del bengalese che difesero Spada

Mercoledì 16 Maggio 2018 di Elena Panarella

Un mese dopo la morte di Milon la coppia diabolica era apparsa in tv nella trasmissione Carta Bianca, subito dopo l'aggressione all'inviato di Nemo, Daniele Piervincenzi, colpito con una testata da Roberto Spada, pronti a difendere il boss a tutti i costi. «Conosco bene Roberto Spada è una bravissima persona», raccontava Naomi il 14 novembre del 2017, mentre mostrava alla telecamera dove vive con il compagno e altri componenti della sua famiglia. Le ex case Armellini, una realtà parallela tra i palazzoni anni '70, di quella che viene chiamata Nuova Ostia. Una realtà che cade a pezzi sotto tutti i punti di vista. «Roberto è bravissimo ha due palestre, aiuta tutti, fa allenare i ragazzi che non hanno possibilità», aveva invece sottolineato Niko durante le riprese proprio da Ostia.

«A Roberto avevo chiesto informazioni sulla palestra per mio fratello piccolo - aggiunge Naomi - e lui mi aveva detto che se non avevo possibilità poteva andarci gratis. Se era un mafioso avrebbe voluto solo guadagnarci e invece...». Lei, 21 anni, fa le pulizie. Lui, 20, il numero 23 tatuato sul mento, una corona sul sopracciglio sinistro, lacrime sotto gli occhi e vari nomi sul resto del viso, si arrangia. E poi ammette: «Ho fatto cavolate quando ero minorenne. Non avevo la testa sulle spalle. Il mio primo reato a 14 anni, mi hanno dato 4 anni e 10 mesi». Lei lo difende: «Un ragazzo di 14 anni non può essere punito per una rapina».

E alla domanda cosa sognate per il futuro, entrambi avevano risposto: «Un lavoro, una casa, serenità come tutte le persone». Solo che loro non sono come tutti. E si perché un mese prima di queste riprese avevano probabilmente aggredito e ucciso il giovane bengalese, attirandolo in una trappola. Dopo i primi contatti avvenuti su un sito di incontri amorosi, c'era stato appuntamento fatale. E quella domenica di ottobre ad aspettarlo, a Nuova Ostia, con lei, infatti, c'era anche il marito pronto ad aggredirlo brutalmente a pugni e a rapinarlo dei suoi averi. Aggressione che poi determinò la morte di Milon a seguito di un colpo inferto alla testa. Sono state lunghe e difficili le indagini per mancanza di testimoni, ma poi grazie al telefono ritrovato di Milon e alle intercettazioni tra marito e moglie, il cerchio si è chiuso. Ora le indagini proseguono per capire se i due hanno fatto altre rapine o estorsioni con lo stesso modus operandi: adescamento in chat e ricatto. Tutto è ancora aperto.
 

Ultimo aggiornamento: 15:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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