Banda della Magliana, niente più scorta per Abbatino il "Freddo"

Giovedì 5 Luglio 2018 di Sara Menafra

È stato l'uomo delle mille rivelazioni e dei tanti enigmi non sciolti sulla storia della Banda della Magliana. Ora, però, Maurizio Abbatino, l'ultimo capo storico del gruppo, da tempo pentito, perde il diritto alla scorta. Ieri il Tar ha confermato il provvedimento con il quale la Commissione Centrale presso il Ministero dell'Interno nel 2015 ha deciso di non prorogare le speciali misure di protezione al collaboratore di giustizia. Il tribunale amministrativo ha respinto un ricorso proposto dallo stesso Abbatino.

Il collaboratore è stato ammesso al programma di protezione - spiega il Tar nella sentenza - il 21 luglio 1993 e da allora ha iniziato a collaborare con l'Autorità giudiziaria rendendo dichiarazioni su fatti delittuosi commessi da lui stesso e da altri. Il programma è stato prorogato nel marzo 2009 e poi nel luglio 2011; poco più di tre anni dopo, però, è stata decisa la mancata proroga e la conseguente capitalizzazione su base biennale. Da qui il ricorso al Tar, adesso respinto. «Come emerge dalla documentazione presentata - si legge nella sentenza - è evidente che la finalità del provvedimento sia quella del diniego alla proroga del programma scaduto. Alcun dubbio, dunque, sussiste in merito alle finalità del provvedimento impugnato che ha evidenziato i presupposti fondanti la mancata proroga, consentendo, dunque, al ricorrente di comprenderne le ragioni e le motivazioni».

«ABBANDONATO»
In una recente intervista, il Freddo aveva già detto di essere preoccupato per l'interruzione del programma di protezione: «Trent'anni che non commetto un reato - il racconto pubblicato da Panorama - mi dicono che posso reinserirmi nel tessuto sociale, cercarmi un lavoro e affittarmi una casa, tutto ovviamente col nome di Maurizio Abbatino, 63 anni, ex boss ai domiciliari per malattia. La verità è che sono stato scaricato, tradito da uno Stato che non ha rispettato i patti». Le sue rivelazioni, che lui stesso dice di aver deciso di fare dopo la morte del fratello Roberto, hanno portato alla principale operazione che nel 93 ha portato all'arresto di tutti i capi ancora in vita della banda. Ma da allora, Abbatino ha continuato a dire di poter spiegare anche altre vicende. Ad esempio il sequestro di Emanuela Orlandi, a parer suo legato agli omicidi di Michele Sindona e di Roberto Calvi.
 

Ultimo aggiornamento: 6 Luglio, 15:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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