Roma, bimba africana morosa in mensa: il nome finisce sul sito del Comune

Mercoledì 17 Ottobre 2018 di Lorenzo De Cicco

La mamma, di origine africana, non ha pagato le rette della mensa e sul sito del Campidoglio finisce pure la figlia, una bimba di 9 anni, con tanto di nome e cognome evidenziato in grassetto. A differenza di Lodi, stavolta non c'è di mezzo una sindaca leghista. L'amministrazione comunale è quella di Virginia Raggi, di segno grillino dunque, mentre quella del Municipio che ha chiesto la pubblicazione dell'atto sul web oggi è guidata da un mini-sindaco di sinistra, Amedeo Ciaccheri.

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Del resto stiamo parlando del distretto della Garbatella, roccaforte rossa per eccellenza che i pentastellati avevano espugnato nel 2016, sull'onda elettorale che ha portato Raggi a Palazzo Senatorio. Ma è durato pochissimo, perché la giunta locale è implosa per le liti interne. E a giugno si è rivista la sinistra, che alle primarie aveva battuto il Pd.

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Di chi sia la responsabilità del pasticcio non è chiaro. Certo è che dal 10 ottobre, sull'albo pretorio del Campidoglio (raggiungibile all'indirizzo www.comune.roma.it), compare il nome e il cognome della bambina di 9 anni, accanto a quello della madre, a cui l'Ufficio Recupero Crediti contesta 730 euro di bollettini della mensa scolastica non saldati. Tutto è in bella mostra in una delle pagine più consultate del portale web del Comune, perché contiene centinaia di atti, delibere e notifiche, dalla viabilità agli appalti. E nel mucchio è finita anche la piccola alunna della scuola Raimondi, all'Ardeatino, periferia Sud della città.

Sul sito internet di Roma Capitale è allegato anche l'«invito al pagamento» con cui l'Ufficio Recupero Crediti del Municipio VIII, a febbraio del 2018 - prima delle elezioni di giugno quindi - ha aperto un procedimento perché «a tutt'oggi non risultano ancora versate le quote dovute per il servizio di refezione scolastica dell'anno scolastico 2015/2016». Nove bollettini da 80 euro ciascuno, più gli interessi, da settembre a maggio. Anche in questo documento c'è il nome della minore, tutto in maiuscolo e in grassetto. Se la madre della bambina non pagherà entro 60 giorni, si legge nell'atto, «si procederà alla riscossione coattiva».
Il documento probabilmente è finito sull'albo online del Comune perché la mamma a oggi è irreperibile. La residenza annotata all'anagrafe difatti è un indirizzo fittizio, via Modesta Valenti, 81A. Per la madre quindi la procedura è corretta, ma sia sul sito del Comune che nella lettera allegata sul web compare anche nome e cognome della bambina, nata nell'aprile del 2009, che della morosità contestata alla mamma sicuramente non ha colpe.

L'AUTORITÀ
Come spiega il Garante dell'infanzia e dell'adolescenza della Regione Lazio, Jacopo Marzetti, «a livello generale le norme parlano chiaro: la riservatezza dei dati e dell'immagine di bambini e ragazzi va tutelata. Lo dice anche la Convenzione Onu sui Diritti dell'infanzia». Per il Garante, gli unici casi in cui è ammessa la pubblicazione dei dati sensibili di un bambino è quando la decisione «è supportata dalla volontà del genitore o di chi è stato indicato come tutore, per integrare la capacità giuridica del minore».
 

Ultimo aggiornamento: 16:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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