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Roma, l'inutile lotta con le bambine svelte di mano. «Rubano e passano la refurtiva ai grandi»

Roma, l'inutile lotta con le bambine svelte di mano. «Rubano e passano la refurtiva ai grandi»
di Raffaella Troili
4 Minuti di Lettura
Sabato 21 Ottobre 2017, 08:57 - Ultimo aggiornamento: 15:54

«Non salire adesso, ce l'hai alle tue spalle, stai attento», ad avere un megafono in mano, ad avere meno pudore verrebbe da gridare così, al turista beato, alla signora stanca, all'anziano ingenuo, che si accalcano sulla banchina per entrare nel vagone. Nella città sotto terra, nella metropolitana, un guardie e ladri che non è un gioco, va in scena ogni giorno e fa centinaia di vittime. Da una parte loro, le piccole rom: svelte, a gruppi sempre più numerosi, impunibili. Dall'altra guardie giurate che possono far poco, carabinieri e polizia che, appunto, danno la caccia con risultati alterni a queste intoccabili scaltre maestre del microcrimine. A ogni angolo un capannello, sempre loro, sempre le stesse, guardie e ladre si conoscono, i primi sanno che oltre a rincorrerle, fermarle, identificarle, poco possono fare. Le seconde strafottenti, furbe, padrone del territorio. Fanno su e giù, colpiscono nelle stazioni centrali e in quelle periferiche, ma è la Stazione Termini la base operativa, da qui si allungano a Barberini, Spagna, Flaminio, ma anche Piramide e ancora più giù.

MACCHINETTE PRESIDIATE
«Bella ce l'hai qualche moneta, qualche spicciolo, lo faccio per vivere». Una volta puntata la vittima, magari davanti all'emettitrice di biglietti presidiata come al solito da una rom che fornisce aiuto non richiesto e chiede soldi in cambio, comincia il viaggio. A volte termina subito, come per quel gruppetto di rom che avevano dato fastidio in molti vagoni, le stavano cercando, alla fine a Termini gli agenti di polizia le hanno bloccate, «finora - spiega un agente di polizia alla Stazione - ne abbiamo segnalate e registrate 30. Le ultime, sono tutte già conosciute, le faremo rincasare». Ma intanto a Barberini altre salivano sui vagoni per rifare lo stesso percorso.

«BRAVISSIME, SI CAMUFFANO»
Come voler raccogliere il mare in un barattolo, come parare un sasso con la carta, il senso di impotenza monta, una guardia giurata sospira: «Sono brave, bravissime, mi hanno appena preso in giro - e indica un gruppetto di nove minuscole rom che conosce benissimo -, comunque i vagoni più sicuri se vuole un consiglio sono il primo e l'ultimo».

Allarga le braccia, prima di andarsene sconfitto spiega: «Non le devono fare entrare, perché noi non possiamo fargli niente, al massimo chiamare polizia o carabinieri. A un mio collega quelle lì l'hanno fatto arrestare e licenziare. Perché? Le fermava sempre, faceva il suo lavoro bene. Si sono inventate che le picchiava e si faceva dare i soldi. La società l'ha scaricato».

Ma deve essere una giornata particolarmente impegnativa perché qualche vigilante si spinge sul vagone, come per non far entrare chi cerca rogne, lo presidia finché le porte sono aperte. Un gruppetto di minorenni, non arrivano a 12 anni, si aggira con cappelli in testa e scarpe da ginnastica firmate. Si confondono, questa sembra essere la novità: c'è una biondissima che sembra una svedese un po' in disparte ma nella loro orbita, lo sguardo furbo la tradisce, ha uno zaino dietro e davanti a sè copre il dorso come se avesse un bimbo in fasce da tenere ma non ce l'ha; un'altra è arrivata da un campo diverso da quello del gruppo di mini rom, si è unita a loro, mimetizzata a tal punto che la guardia giurata ha cercato di salvarla dall'accerchiamento e l'ha tirata fuori dal vagone in buona fede. Lei se la ride, come le altre. «M'hai preso in giro» è tornato indietro a dirgli il vigilante.

IL PRIMATO DEI SUDAMERICANI
Le stazioni non danno il senso dell'abbandono anzi alcune sono ben presidiate ma far fronte all'esercito delle scippatrici impunite, alle cui spalle c'è sempre un adulto pronto a prendere la refurtiva in modo che a loro non resti niente in mano, non è per niente facile. Però è una lotta impari perché poi ci sono anche «i ladri romani, i cileni, i sudamericani - spiega un agente di polizia - i più forti di tutti questi ultimi, a rubare con destrezza».

Una volta in viaggio nei vagoni tocca stringersi al petto bene la borsa, mettersi lo zaino in braccio, tenere le mani sul portafoglio. Anche qui dentro, dove non c'è la calca (e dunque le borseggiatrici) c'è però un esercito di mendicanti e pseudodisperati: chi ripete una nenia con un neonato in braccio «dai una moneta...»; chi si trascina e fa pena con quel piede storpio e il viso bello quanto dimesso, chissà se anche questa è solo una parte: racconta in un volantino stampato in un italiano stentato che ha tre figli e non sa come fare. «Buona giornata, grazie mille signori...», dice allontanandosi. Ma il viaggio è ancora lungo. In agguato, inseguimenti, strilli, se capiti in mezzo rischi anche uno spintone, chi è stato non importa, forse le guardie, che inseguivano sempre loro, sempre le stesse ladre.