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Atac, truffa dei permessi sindacali: «C'era l'accordo con i dirigenti»

Lunedì 29 Ottobre 2018 di Adelaide Pierucci
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Con l'Atac al collasso, lo sperpero delle ore concesse e non dovute ai sindacalisti, 52.000 in tre anni per un buco di un milione e mezzo di euro, non era un segreto. Anzi era noto a tutti. Alla funzionaria dell'Ufficio sindacale della municipalizzata in particolare che allertava i dirigenti, ma questi autorizzavano lo stesso i distacchi, quindi gli sprechi. Tanto che nel 2015 cinquanta lavoratori avevano potuto beneficiare di permessi sindacali di un anno, senza averne titolo. E l'azienda si ritrovava comunque a sborsare gli stipendi.

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LA PRASSI
L'inchiesta della procura sui permessi sindacali facili che rischia di portare a giudizio per abuso d'ufficio 13 persone Riccardo Di Luzio, Saverio Lopes, Giuseppe De Paoli e Luca Masciola a lungo top manager di Atac e 9 rappresentati apicali dei lavoratori - rivela che il dissipamento delle casse aziendali dell'azienda di trasporti del Campidoglio, almeno dal 2013 fino all'arrivo nel 2016 del direttore generale Marco Rettighieri che ha scoperchiato il caso con due denunce in procura, era una prassi. I dirigenti sindacati chiedevano per ridistribuire le ore di astensione, i dirigenti autorizzavano. Francesca Rango, già responsabile delle risorse umane di Atac, ascoltata dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, su delega del pm Nicola Maiorano, l'ha detto chiaramente: «Ho rinvenuto copia cartacea di una mail in cui una funzionaria avvertiva il dottor Masciola che la segreteria della Fit Cisl aveva sforato il supermanento del monte ore aziendale. Ma i permessi non spettanti richiesti venivano comunque autorizzati e i documenti riportano la controfirma dell'allora responsabile del Personale».

Simona Tomeo, sentita in qualità di Audit Manager di Atac (delegata da Rettighieri) è sulla stessa scia: «Solo nel 2015 ho accertato che le organizzazioni sindacali avevano fruito di circa 11.000 ore in più rispetto ai limiti stabiliti dagli accordi». Elisabetta Micocci, Auditor Atac, ha dichiarato di aver saputo dalla responsabile dell'ufficio sindacale di Atac Alessandra Buoncristiani «che tali permessi indebiti erano stati autorizzati verbalmente o per iscritto dal dottor Masciola, all'epoca responsabile delle Relazioni Industriali, e dal dottor De Paoli, già a capo delle Risorse Umane, nonostante l'addetta aggiornasse costantemente delle situazioni di sforamento al suo diretto superiore, Masciola». La Buoncristiani agli investigatori ha parlato di report mensili sugli sforamenti dei badget, tutti puntualmente ignorati dal suo direttore superiore, Masciola. Da qui l'accusa formulata dalla procura a carico dei 4 dirigenti (ormai ex) di Atac di «concedere permessi sindacali retribuiti eccedenti il monte ore spettante su istigazione dei rappresentanti sindacali».

LE RICHIESTE
I dirigenti, come riporta una informativa della Finanza, al massimo inviavano dei moniti ai sindacati «mentre contribuivano intenzionalmente ad autorizzare la gran parte di richieste relative ad ore in eccedenza» concedendo in sostanza «mandati di pagamento di retribuzioni illegittime per gli indebiti permessi». «Gli interessi della Pubblica amministrazione, insomma, erano sbilanciati sulle Organizzazioni sindacali». Il rappresentante dei lavoratori più favorito, secondo l'accusa, è risultato essere Roberto Terziani della Fast Confsal con 25.115 ore in eccesso pagate e utilizzate per lo più dai suoi delegati.
  Ultimo aggiornamento: 13:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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