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Atac, no dei dipendenti al piano anti-evasori: «Non facciamo i controllori»

Atac, no dei dipendenti al piano anti-evasori: «Non facciamo i controllori»
di Lorenzo De Cicco
3 Minuti di Lettura
Venerdì 19 Maggio 2017, 07:57 - Ultimo aggiornamento: 20 Maggio, 09:27
Della serie: fatta la legge, trovato l'inganno. L'operazione anti-evasori orchestrata un mese fa dalla giunta M5S per rafforzare la lotta ai portoghesi sui mezzi pubblici deve fare i conti con la ritrosia di centinaia di dipendenti dell'Atac. Il rischio è che il sogno degli impiegati-controllori si trasformi in un flop. Perché gli impiegati, di fare i controllori, non hanno molta voglia. E pur di evitare i faticosi turni lontano dalle scrivanie, hanno iniziato a disdire in massa l'iscrizione ai sindacati che hanno firmato l'accordo con l'azienda. Oppure chiedono la visita medica per verificare se sono «idonei» al nuovo incarico, anche se effettuato saltuariamente.

ISCRIZIONI STRACCIATE
Il progetto era stato annunciato il 12 aprile scorso: il Campidoglio, insieme all'amministratore unico Manuel Fantasia, riuscì a strappare un accordo con i sindacati confederali per spostare dagli uffici ai bus i 1.400 amministrativi. Per un giorno a settimana avrebbero dovuto lavorare a bordo delle navette Atac o accanto ai tornelli della metro per assicurarsi che i passeggeri timbrassero il biglietto. Non come veri e propri verificatori, dato che per fare le multe serve l'abilitazione da poliziotti amministrativi, ma come «dissuasori». Misura certamente utile, in una città dove il tasso di evasione nel trasporto pubblico è tra i più alti d'Europa: almeno il 25 per cento degli utenti (secondo le prudenti stime della partecipata) sale a bordo dei mezzi Atac senza sborsare un centesimo, un danno tra i 70 e gli 80 milioni di euro all'anno. E il piano degli impiegati controllori, secondo l'azienda, a regime avrebbe aiutato a dimezzare i furbetti senza ticket, portando in cassa almeno 30 milioni.

Viene il sospetto, però, che i furbetti fossero dentro Atac. Perché appena si è sparsa la voce che Cgil, Cisl e Uil avevano sottoscritto l'intesa, centinaia di impiegati hanno disdetto la loro adesione ai sindacati. Quanti? Secondo la Faisa Confail, che non ha sottoscritto l'accordo, «circa 350 dipendenti hanno dato la disdetta o si sono iscritti ad altre sigle che non avevano firmato». Spiega il segretario della Faisa Confail, Claudio De Francesco: «In questo modo non sono più obbligati a rispettare i turni da controllori, che hanno creato agli impiegati diversi problemi». Un esempio dei disagi? Il turno da amministrativo finisce alle 16.30, invece in alcuni casi la presenza dei controllori è richiesta anche oltre le 18.

Altri dipendenti ancora - 126 - hanno chiesto una visita medica, che costa alla municipalizzata diverse centinaia di euro, per verificare se sono «idonei» per salute e costituzione fisica alla nuova mansione, anche se svolta di tanto in tanto. Ma è soprattutto la grande fuga dai confederali ad allarmare i sindacati. Tanto che la Segreteria del consiglio di Azienda, che riunisce proprio i rappresentanti della triplice, il 12 maggio scorso ha richiesto una convocazione urgente per ridiscutere gli accordi. I rappresentanti della Cgil, per esempio, chiedono che i turni tornino «su base volontaria», come è stato fatto nel periodo di sperimentazione. Il problema è che i volontari non sono tantissimi: meno di 500 su 1.400 amministrativi. Troppo pochi, per cambiare le cose, con una turnazione che prevede solo una giornata a settimana da controllore. Forse per rendere più attraente la nuova mansione, sempre la Cgil chiede di «escludere questa attività il venerdì pomeriggio». Come a dire: almeno il week-end lungo degli impiegati, venga preservato.