Il calvario Atac: tra corse saltate e 250 bus fermi

Il calvario Atac: tra corse saltate e 250 bus fermi
di Fabio Rossi
3 Minuti di Lettura
Martedì 17 Aprile 2018, 07:43 - Ultimo aggiornamento: 07:45

Un milione e mezzo di corse saltate nell'ultimo anno solare, 250 autobus guasti al giorno da quando si è aggravata la situazione delle buche in città - tra sospensioni spezzate, ammortizzatori fuori uso, piattelli che si sbeccano e pneumatici rotti - 1.500 mezzi che andrebbero sostituiti, delle quasi 2.300 vetture del servizio di superficie che compongono complessivamente la flotta a disposizione dell'Atac - tra bus, tram e filobus - a cui si aggiungono 83 treni della metropolitana e 88 convogli delle ex ferrovie concesse. I problemi dell'azienda di via Prenestina, alle prese con una delicata procedura di salvataggio, negli ultimi tempi si stanno sempre più ripercuotendo su un servizio che ormai gran parte dei romani considera assolutamente insoddisfacente.

GLI ANNI
Un rinnovamento sarebbe indispensabile, vista l'età media del parco mezzi che supera gli 11 anni, contro gli 8,6 anni medi registrati a Milano, i circa 5 anni di Berlino, i 6 anni di Londra e i 7 anni di Parigi. Risultato pratico: nell'ultimo anno solare le corse saltate hanno raggiunto quota un 1,5 milioni, con un incremento del 30 per cento rispetto al 2016. Oltre 18 milioni e mezzo di chilometri mai percorsi, il 12 per cento di quelli programmati. Il piano industriale della municipalizzata prevede 1.200 nuovi autobus (più una quarantina di tram) da acquistare nei prossimi due anni, con il contributo di Campidoglio e Governo, per poter garantire un servizio di trasporto pubblico sufficiente alla Capitale. Nel frattempo per strada si continua ad arrancare, in tutti i sensi.
IL CONTRATTO
Un disservizio che porta danni anche alla stessa società del trasporto pubblico locale romano. Nel contratto di servizio Atac, infatti, il riconoscimento del corrispettivo da parte del Comune (ossia i fondi che il Campidoglio paga all'azienda) è commisurato esclusivamente alla quantità dei servizi erogati. E il fatto che lo scorso anno a fronte dei 153 milioni e rotti di chilometri programmati (tra linee di superficie e metro) ne siano stati coperti solo poco più di 134 milioni (vale a dire 18.632.085 in meno del previsto) significa che al bilancio l'azienda mancano oltre 60 milioni di euro. Che pure erano stati messi a budget. Nel 2016 l'Atac, aveva perso 15.319.887 vetture/km di servizio rispetto al programmato. Nell'esercizio 2017, 3.312.198 in più. Se due anni fa i mezzi dell'azienda avevano coperto 137.067.701 di chilometri, l'anno scorso ne ha garantiti 134.393.588, 2.674.113 in meno. Tradotto in corse: nel 2016 quelle saltate (sommando bus, tram e metro) erano state 1.102.921, nel 2017 invece 1.464.355, corsa più corsa meno. Ossia oltre 360 mila in più, il 30 per cento. Tutto ciò mentre la forza lavoro aziendale resta poco al disotto delle 12 mila unità, ma l'offerta di trasporto è di appena 55 chilometri per abitante, contro i 64 dell'Atm milanese.

LO SQUILIBRIO
Nel frattempo si sta portando avanti una difficile procedura di concordato preventivo con i creditori, per evitare il fallimento. Del debito totale dell'Atac, peraltro, 477 milioni rappresentano il passivo verso l'amministrazione controllante, ossia il Campidoglio. Nei confronti del Comune di Roma, però, la società del trasporto pubblico vanta anche crediti per 381 milioni: una partita di giro che però si è incastrata nelle varie operazioni finanziarie portate a termine negli ultimi anni - per salvare i conti di amministrazione e azienda - e così compare come voce passiva nei documenti contabili di entrambe le parti in causa. Ancor più preoccupanti i debiti che la municipalizzata ha accumulato nei confronti dei fornitori: 326 i milioni complessivi reclamati dai privati. Ad aggravare il quadro c'è il contorno di un'evasione tariffaria altissima: secondo le stime il 25 per cento degli utenti dei bus non paga il biglietto, e ciò provoca un danno per le casse dell'azienda tra i 70 e gli 80 milioni di euro annui.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA