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Precipitata nell'ascensore, la sorella della vittima: «Le porte non si dovevano aprire»

Precipitata nell'ascensore, la sorella della vittima: «Le porte non si dovevano aprire»
di Mauro Evangelisti e Raffaella Troili
3 Minuti di Lettura
Giovedì 31 Maggio 2018, 09:05 - Ultimo aggiornamento: 09:06
Piange seduta nell'androne. Il volto rigato di lacrime, non si dà pace. «Mia sorella è morta e non me la fanno vedere, chissà come è ridotta». E' metà pomeriggio, Elena Pacifici giace in fondo alla tromba dell'ascensore. Marianna è all'entrata del palazzo in viale Regina Margherita, si dispera. «Lei era più piccola di me ma era un angelo, si prendeva cura di me - riesce a dire in lacrime - mi ero allontanata un attimo, ho anche una casa a Conca d'Oro dove dovevo sbrigare delle faccende».

Quasi si sente in colpa di averla lasciata sola, «nemmeno posso vederla - ripete - me l'hanno massacrata, tutta colpa della porta dell'ascensore, sono impianti vecchi, ora voglio sapere cosa è successo». Insisterà anche più tardi su quel mezzo di almeno 50 anni fa che non doveva aprirsi: «Mia sorella stava benissimo, è tutta colpa dell'ascensore». Raccontano che le due si somigliassero, castane, qualche filo bianco, distinte.

«ERA CAMBIATA»
Eppure i vicini, chi conosceva Elena Pacifici, negli ultimi tempi raccontano che fosse cambiata. «Andava su e giù sul marciapiedi, aveva lo sguardo un po' perso, avevo smesso per rispetto di salutarla», racconta un uomo dai capelli bianchi. Nata a Cagnano Amiterno (L'Aquila), vedova da qualche anno, un figlio, Elena Pacifici, 77 anni, da un po' viveva con la sorella, a lungo aveva accudito il marito malato raccontano sempre nel condominio. «Ma si vedeva di meno, un mese e mezzo fa all'ultima riunione di condominio, non è venuta - ricorda un altro conoscente - la conoscevamo tutti, era una signora che se non le stava bene una cosa andava a protestare».

Come quando si era dovuta allontanare da casa, per effettuare una ristrutturazione dell'abitazione dove viveva al primo piano. «C'erano delle lesioni, probabilmente dovute al passaggio continuo del tram, la signora scese a protestare nel bar sotto casa, che stava facendo dei lavori».

Ora la sorella vuole la verità. I parenti, il figlio Cristiano rigettano completamente l'ipotesi al vaglio degli investigatori, che la donna, in un momento di depressione abbia scelto di farla finita. Sotto accusa l'ascensore, Elena ha già sofferto troppo in vita.

UNA DISTRAZIONE
Probabilmente una distrazione, allora, di una signora un po' più fragile del solito. A quanto pare non aveva nessun appuntamento al sesto piano con un'amica, eppure l'hanno vista salire a piedi, vagare al sesto piano con un mestolo di legno, quelli della nonna, con cui si girano il sugo e si fanno le torte. Forse cercava compagnia o forse ha solo perso il filo del suo piccolo mondo. È facile accorgersi che un ascensore con le grate non sia al piano, come pure infilare un attrezzo e spingere la molla che fa ad aprire la porta. Ma è anche plausibile e umano, che una signora di 77 anni, negli ultimi tempi un po' sotto tono, possa non essersi accorta che l'ascensore non c'era. E quindi, come è già successo a Roma, che la sua morte sia dovuta solo al malfunzionamento di quella porta. Che non doveva aprirsi.
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