Mafia capitale, affari con politici e coop: così la cupola degli appalti si spartiva Roma

Sabato 6 Giugno 2015 di Cristiana Mangani
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ROMA - Quello che conta è riuscire a «magnasse un pezzo de caciotta». Perché la logica di Massimo Carminati è la migliore sintesi per descrivere i patti trasversali, gli accordi tra opposizione e maggioranza.

E non importa se si è “rossi”, “neri”, o anche “bianchi”. Se si è un ex brigatista, un ex Nar, o di estrazione cattolica. Alla fine la soluzione si trova sempre e la caciotta viene spartita equamente. C'è tutto un mondo che emerge dagli atti dell'inchiesta Mafia Capitale, ed è quello delle cooperative. Sono loro i padroni del sociale, loro i padroni dell'emergenze e del flusso migratorio. Gareggiano senza esclusione di colpi per vincere la partita, grazie a politici corrotti e corruttibili. Basta vedere il decreto di perquisizione di Maurizio Marotta, presidente del cda e direttore generale della Capodarco società cooperativa sociale integrata, per capire come vanno le cose.

LA NOMINA

C'è in ballo la partecipazione alla gara per aggiudicarsi il Cup, il Centro unico prenotazioni, un appalto che copre tutto il Lazio. La Capodarco lo gestisce da tempo, finché non si fa avanti Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative, socio di Carminati. Scrive il gip «In concorso tra loro e previo accordo tra Testa, Buzzi, Gramazio e Carminati, viene elaborato il progetto di partecipazione alla gara, assunte le determinazioni generali in ordine alla turbativa e utilizzato Gramazio, espressione dell'opposizione in Consiglio regionale per rivendicare, nel quadro di un accordo lottizzatorio una quota dell'appalto, ottenendo così da Maurizio Venafro, capo di gabinetto di Zingaretti, in funzione di garanzia della realizzazione di tale accordo, la nomina di Scozzafava quale membro della commissione aggiudicatrice».

LA CONFERMA

Il gruppo, pur di ottenere l'obiettivo, coinvolge anche altre coop nel patto, e insieme tentano di incidere sul regolare andamento della gara. Gramazio e Venafro fanno la loro parte e la conferma arriva anche dall'interrogatorio di Elisabetta Longo, responsabile della Direzione regionale della centrale degli acquisti, che il 19 marzo scorso ha ammesso di aver inserito «Scozzafava quale componente della Commissione di gara per il Cup su indicazione di Maurizio Venafro, capo di gabinetto del presidente della Regione». Lo stesso giorno, Venafro, sentito anche lui dai pm, ha riconosciuto di aver fornito l'indicazione «del nominativo di Scozzafava alla Longo quale possibile componente di commissione di gara», e che lo stesso gli era stato fornito da Gramazio, il quale era inizialmente il capogruppo del Pdl, ma era rimasto il principale interlocutore per le opposizioni anche dopo le divisioni intervenute nel Pdl».

IL MANCATO ACCORDO

Per capire meglio perché si è arrivati a questo bisogna, però, fare un passo indietro, tornare a Buzzi e al suo tentativo di convincere Marotta a spartirsi la torta. Tentativo fallito, perché Marotta non vede di buon occhio la loro partecipazione e respinge l'offerta. La circostanza viene confermata dalle intercettazioni telefoniche tra Buzzi e Carminati. Il primo parla con Gammuto, amico e socio in affari: «Allora - racconta - è uscita la gara regionale dove Marotta c'aveva da difende il 60-70 per cento del fatturato che facevano. Gli abbiamo detto: “scusa ce la facciamo insieme, ce li lasci due milioni a noi?“...Dice: “Ah, no, a me me lo devono dì....me lo devono dì...“ Ma chi? “I politici”». Insomma, non ce l'ha voluto lascià, allora io ho chiamato Massimo e Massimo è andato da Gramazio. Siccome è una gara a 4 lotti, uno è dell'opposizione». Succede poi che una delle coop che deve partecipare, la Manutencoop Bologna, sbagli la documentazione ed esca fuori dai giochi. «Sì - conferma Buzzi - è stata ammessa con riserva...a forza...quando l'altra sera siamo andati a cena che c'erano questi della commissione, mi hanno detto che non potevano fargli vincere il lotto perché avevano sbagliato... quindi se ne libera uno. Allora gli ho detto: “che faccio, vado da Gramazio? Risposta: «no, questo non è quello di Gramazio, devi andà da Zingaretti...e ieri sera se semo fatti il giro al contrario, siamo andati da Forlenza che è andato dall'uomo di Zingaretti. Mo se tutto va bene pigliamo il secondo e il quarto, quindi al 50 per cento con quelli che non ce volevano dà niente. Non ce voleva dà due milioni, ne pigliamo 15 l'anno, meglio così».

L'ACCOGLIENZA

La storia si ripete quando c'è di mezzo la gara indetta dal Comune di Roma per l'assegnazione di servizi per l'accoglienza di 580 persone presso i residence di Valcannuta e Montecarotto. Buzzi vuole partecipare da solo con la sua cooperativa Eriches 29. E in effetti va così dopo che ha operato sugli altri 14 concorrenti con «accordi collusivi» per far andare deserta la gara. Un affare da 1 milione e 600mila euro. Finiscono nei guai, oltre a Buzzi e a Carminati, anche il costruttore Daniele Pulcini e Gabriella Errico, presidente della cooperativa “Un Sorriso”, una delle 15 potenziali partecipanti che hanno poi desistito, la stessa che si era definita una vittima di Mafia Capitale. Significativo, dopo l'aggiudicazione della gara, un colloquio telefonico tra Buzzi e Carminati. «T'ho telefonato per dire che le gare le avemo vinte tutte - conferma - Ho chiamato pure Pulcini, gliel'ho detto, lui sta a Porto Cervo, che cazzo gliene frega (ride)» E il “nero”: «Cazzo gli frega a lui, quello mica sta come noi che dovemo sta sul pezzo pè magnasse un pezzo de caciotta».

Ultimo aggiornamento: 7 Giugno, 09:34