Roma, Ancora roghi tossici nel campo rom di via Candoni. La rabbia dei residenti: «Più sorvegianza»

Mercoledì 24 Ottobre 2018 di Elena Panarella
Tra roghi tossici e degrado la situazione al campo nomadi di via Candoni, alla Muratella, resta sempre insostenibile. Ieri l’ennesimo incendio. Due mesi fa era toccato agli agenti della Polizia locale intervenire. Ed erano stati sequestrati oltre 40 quintali di ferro. «I roghi vengono appiccati per pulire i rifiuti ferrosi dalle parti non vendibili - dicono gli investigatori - in questo modo il materiale viene pagato di più, proprio perché è già pulito». È evidente che c’è una connessione fra la pratica illegale dei roghi tossici e le pratiche criminali che coinvolgono cittadini romani. E intanto ieri per tutto il giorno l’odore acre e denso ha continuato ad espandersi nella zona rendendo l’aria sempre più irrespirabile, costringendo le persone a barricarsi in casa. Stessa cosa per chi lavora nel vicino deposito dell’Atac.

«Da tempo denunciamo la gravità dei roghi tossici provenienti da più parti della Capitale a causa del proliferare di campi nomadi dai quali ogni giorno si sprigionano fumi provenienti dalla combustione dei più disparati materiali che invadono l’aria e la rendono irrespirabile», sottolineano Francesco Figliomeni, consigliere comunale di Fratelli d’Italia e vice presidente dell’Assemblea Capitolina, e Marco Rollero presidente del club delle libertà per le politiche sociali e sicurezza di Forza Italia. «L’ultimo ieri presso il Campo nomadi di Via Candoni dove ormai i residenti sono delle vere e proprie vittime di questi roghi tossici essendo costretti a chiudere le finestre e a non uscire per salvaguardare la propria salute - proseguono - In queste strutture quotidianamente si accumulano decine e decine di cumuli di rifiuti selezionati dopo il rovistaggio dei cassonetti, sappiamo anche che la criminalità nostrana delega questo lavoro di smaltimento illegale di rifiuti a molti senza fissa dimora». «È inconcepibile però come ancora ad oggi nonostante i ripetuti allarmi e gli esposti ufficiali, la sindaca Raggi non faccia intervenire chi di competenza per porre fine a questo scempio - concludono Figliomeni e Rollero - facciamo appello al Prefetto affinché almeno lui possa intervenire poiché i Romani non ne possono più».

«Fino a quando c’era la vigilanza all’entrata la situazione era sotto controllo o comunque serviva da deterrente. Potevano intervenire chiamando le forze dell’ordine, controllavano le auto che entravano e uscivano così come chi ci abitava - raccontano alcuni dipendenti Atac e residenti - Poi è andato tutto a rotoli e la situazione è solo precipitata. All’esterno dell’area ci vorrebbero le telecamere così come erano presenti alcuni anni fa. Insomma la risposta sembra chiara: guardie giurate e videosorveglianza potrebbero riportare un po’ di legalità. I controlli non bastano, ci vogliono presidi fissi ecco perché questa potrebbe essere una soluzione». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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