Ama, altri 2 giorni di sciopero. Tagli ai bonus dei dipendenti

Venerdì 9 Novembre 2018 di Mauro Evangelisti
A macchia di leopardo la città mostra ancora criticità sul fronte della raccolta dei rifiuti. Ama e Campidoglio restano distanti e non c'è un'intesa sul contratto. Effetto pratico: la paralisi. A questo si aggiunge la scadenza dell'ultimatum del collegio sindacale che chiede a Roma Capitale di firmare la lettera di garanzia altrimenti le banche bloccheranno i fondi, necessari anche per pagare gli stipendi. Cgil, Cisl e Fiadel, i tre sindacati che hanno proclamato lo sciopero di lunedì scorso e dichiarato una percentuale di adesione del 70 per cento (non contestata dall'azienda), all'inizio della prossima settimana svolgeranno una riunione congiunta delle segreterie per decidere nuove iniziative. Possibile che nei primi giorni di dicembre, magari a ridosso dell'Immacolata, siano proclamati altri giorni di sciopero, non è escluso anche due di seguito. Se il bilancio non verrà approvato (o se sarà modificato come chiesto da Roma Capitale senza i 18 milioni che Ama vanta come credito nei confronti del Campidoglio), non saranno pagati i bonus ai dipendenti previsti da un accordo che tiene conto di produttività e presenze al lavoro. Non solo: dovranno anche essere restituiti da parte del personale quelli percepiti nella prima parte dell'anno come anticipo. E proprio su questo fronte c'è chi vede nella decisione di Roma Capitale (o più precisamente dell'assessore Gianni Lemmetti e del direttore generale Franco Giampaoletti) di contestare il bilancio varato dal Cda e firmato dal presidente Lorenzo Bagnacani anche l'intenzione di modificare il sistema dei bonus, collegandolo a una differente valutazione sulla reale pulizia della città. Ma in Ama ritengono fantasioso questo scenario: «Sarebbe come sparare a un moscerino con un bazooka, non si porta una società con quasi 8 mila dipendenti sull'orlo del fallimento solo per riformare il sistema dei bonus».

DISTANZA
Restano i fatti: in queste ore neppure sta avanzando la trattativa tra i due fortini - quello di via Calderon de la Barca, sede Ama, e quello del Campidoglio. La soluzione prospettata da Giampaoletti - riscrivere il bilancio e creare un fondo di crediti incerti - non è stata accettata, perché Bagnacani dovrebbe andare contro non solo a quanto lui stesso ha approvato, ma anche a una consulenza di un esperto e al via libera del collegio sindacale. Nelle ultime ore Bagnacani ha scritto l'ennesima missiva al Campidoglio in cui torna a chiedere la lettera di garanzie alle banche, formalizzando una sorta di messa in mora di Roma Capitale. Giampaoletti, ai margini di un'audizione in commissione, ha ribadito che Ama non fallirà e che una soluzione ci sarà, ma i sindacati sono molto preoccupati per un altro passaggio in cui, in termini generali, ha spiegato che «sarebbe censurabile un atto che avesse come primo obiettivo la tutela del lavoro».

SENTENZA
La verità è che qualsiasi decisione su Ama, in un senso o in un altro, è stata rinviata a dopo il 10 novembre. Prima si attende la sentenza del processo a Virginia Raggi. Dovesse essere assolta, a quel punto la sindaca avrebbe anche la forza per prendere decisioni traumatiche come la rimozione dell'attuale Cda, presidente compreso, e la bocciatura del bilancio. Se invece dovesse esserci una condanna, allora qualsiasi soluzione sarebbe rinviata: i tempi si allungheranno, perché prima bisognerà comprendere il futuro della giunta e della maggioranza. Resta solo un dubbio: le banche aspetteranno? © RIPRODUZIONE RISERVATA

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