Roma, allarme tbc nel palazzo dei rifugiati

Roma, allarme tbc nel palazzo dei rifugiati
di Laura Bogliolo
3 Minuti di Lettura
Venerdì 2 Gennaio 2015, 05:50 - Ultimo aggiornamento: 3 Gennaio, 08:43

«Dormivo al Salaam Palace, poi ho iniziato a sentirmi male: ho la tubercolosi». Il presidio della Croce Rossa non c'è più. I medici non possono più avvicinarsi al palazzone all'Anagnina, la Torre di Babele da anni rifugio di centinaia di migranti, gli invisibili che transitano per Roma dopo essere sbarcati sulle coste del Sud, pronti a riprendere il viaggio verso il nord Europa a ogni costo: anche se stremati, anche se malati. I medici della Croce Rossa e di altre associazioni sono stati cacciati per «problemi di comunicazione» dice qualcuno.

A giugno un immigrato che dormiva al Salaam Palace è morto, facendo già scattare l'allerta per le condizioni sanitarie critiche all'interno della struttura dove risiedono almeno 800 persone. N.S., 36 anni, eritreo, è una delle tante anime che hanno trovato ospitalità al Salaam Palace. L'eritreo era stato ricoverato al Policlinico Gemelli il 13 dicembre. «Tubercolosi polmonare bacillifera» la diagnosi, possibilità di contagio quindi. Però il 25 dicembre ha lasciato il reparto Malattie infettive 1, scatenando il panico. È tornato solo due giorni fa e dal letto d'ospedale spiega: «Sono andato in Svizzera con un amico, non sapevo che la mia malattia fosse così grave».

IL VIAGGIO

Una malattia contagiosa, l'allontanamento dall'ospedale, un viaggio in auto addirittura all'estero, poi il ritorno. La storia di N.S. racconta la difficile situazione del controllo sanitario dei migranti che gravitano su Roma. Il Policlinico Gemelli ha subito avvertito le autorità competenti ed è scattata l'allerta: con un'ordinanza il sindaco Ignazio Marino ha chiesto alle forze dell'ordine di trovare l'uomo «per la salvaguardia della salute pubblica, per sottoporlo a trattamento sanitario obbligatorio infettivologico».

I medici erano riusciti anche a parlare al cellulare con N.S. che aveva promesso: «Torno presto». «Sono solo andato in Svizzera con un amico in auto, poi però sono tornato, non sapevo che la mia malattia fosse così grave» dice N.S. rientrato al Policlinico solo due giorni fa. Vive da tre anni in Svizzera, era tornato a Roma per «rinnovare i documenti». Ha dormito al Salaam Palace, poi si è sentito male.

IL RISCHIO

Da qualche settimana la Croce Rossa e altri medici volontari non possono più avvicinarsi alla struttura. L'assistenza sanitaria era stata sospesa formalmente dalla Asl (il flusso migratorio diminuisce d'inverno), ma i volontari andavano comunque a curare gli immigrati (continuano a farlo anche tra le baracche a Ponte Mammolo e nella struttura sulla Collatina). Poi qualcosa è andato storto e i medici da qualche settimana non ci sono più.

«Il Salaam Palace è un concentrato di persone a rischio dal punto di vista sanitario, non c'è controllo, entra chiunque in quella struttura» dice Francesco Russo, presidente dell'Istituto di Medicina Solidale, specializzato nella cura dei migranti. Il rischio contagio per N.S. è rientrato: ha ripreso la terapia antibiotica che proseguirà fino a quando non si accerterà che non è più contagioso. Ma quante altre anime come lui vagano per Roma?

laura.bogliolo@ilmessaggero.it