Aids, le vittime in aula con l'untore: «Le nostre vite distrutte per sempre»

Venerdì 3 Marzo 2017 di Adelaide Pierucci
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Lui in prima fila, con gli occhiali e il cappottino grigio, a un passo dalla Corte d'Assise. Loro, alle spalle, truccate, le borsette a tracolla, e i fazzoletti a portata di mano. «Noi ogni giorno, e a vita, dovremo fare i conti con le terapie antivirali. Che la sua condanna sia di restare per sempre in galera». Si è aperto ieri nell'aula bunker di Rebibbia il processo per l'untore di Aids, per Valentino Talluto, il trentaduenne sieropositivo accusato di epidemia dolosa e lesioni gravissime. Nella stessa aula senza guardarsi in faccia, l'imputato e le ex innamorate. Secondo la Procura, l'orco è un giovane garbato, a modo, un perfetto rubacuori che per dieci anni, pur consapevole della malattia, ha cercato in maniera spasmodica intimità non protette con più partner possibili, contagiandone 30 e mettendone a rischio altre 23, e che ora rischia l'ergastolo.

IL BAMBINO
Nella macabra conta delle vittime, di cui ieri diverse in aula, c'è pure un bambino di quattro anni a cui il virus è stato trasmesso dalla mamma, a sua volta ingannata da Talluto, e tre uomini, partner delle ragazze infettate che ignoravano di esserlo. Cinquantasette persone in tutto. Per lo più ragazze che da aprile dovranno sfilare in aula per raccontare l'inganno di Valentino. «E' lui il ragazzo con il look da impiegato, i modi rassicuranti, che ci assicurava fedeltà e invece ci riservava solo inganni e tradimenti», racconta una giovane, «Che, abbiamo saputo purtroppo a nostre spese, ci portava cena, regalava fiori, e offriva rapporti volutamente da roulette russa». Un processo che si è aperto con una nuova istanza respinta per l'imputato.

Ieri Talluto, ha puntato di nuovo allo sconto di pena, proponendo il giudizio abbreviato condizionato a una perizia psicologica e virologica, subito respinto dai giudici della III Corte di Assise, presieduta dal giudice Evelina Canale, così come il gup dell'udienza preliminare che l'ha spedito a giudizio. Nessuno sconto di un terzo della pena, quindi, ma un processo di routine, con settanta testistimoni, le porte aperte pure alle telecamere, perché, è stato ritenuto prevalente «l'interesse sociale della vicenda», col divieto assoluto, però, di riprendere di filmare le vittime e riportarne i nomi.

Venticinque delle innamorate tradite si sono costituite parti civili. Per chiedere i danni, incalcolabili subìti, ma soprattutto «una condanna piena, esemplare». «Senza sconti, come lui non ne ha fatti a noi», ha detto una ragazza mora, decisa a partecipare a ogni udienza. «Non ci vergogniamo, non abbiamo colpe. Fidarsi del proprio fidanzato non può esserlo».

IL CORAGGIO
Una di loro ha pianto quando il pm Francesco Scavo l'ha citata nelle poche parole usate per illustrare le indagini ai giudici togati e popolari, dipingendola come una donna coraggiosa, che denunciando l'inganno subìto, ha fatto scoperchiare il caso, ha salvato altre donne. Talluto le convinceva a fidarsi. Sosteneva di essere allergico al profilattico, oppure che non amava filtri nell'intimità, assicurava che fosse sano. Aveva pure falsificato un certificato. «Vigliacco», ha sussurrato una di loro in aula. La tragedia delle donne, è ora al vaglio dei giudici. «Ci vorrebbe la castrazione... Ma va bene pure l'ergastolo». A confortarle altre donne, l'ispettrice di polizia Francesca Magliulo che le ha ascoltate una ad una, che le ha aiutate a parlare, a sfogarsi, e pure ad asciugare le lacrime e a guardare avanti, e l'avvocato Irma Conti, che le assiste nella battaglia legale. Il processo a Valentino Talluto è il primo in Italia per «epidemia dolosa»legata all'Hiv. Nel procedimento si sono costituite anche le associazioni Differenza Donna e Bon't Worry. A difesa delle donne, ma anche degli uomini. Tra i partner scampati all virus due amici che hanno partecipato a incontri a tre. E che ora si sentono miracolati. «Stia in galera».

  Ultimo aggiornamento: 4 Marzo, 20:19

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