Abusava dei bimbi nella casa famiglia, seconda condanna per un educatore: «Sono un perseguitato»

Sabato 5 Aprile 2014 di Adelaide Pierucci
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Seconda condanna per violenza sessuale per un educatore specializzato nell'assistenza di minori ospiti di case famiglia. Ieri il tribunale di Roma ha condannato a nove anni di carcere l'operatore infantile accusato di pedofilia, Massimiliano Croce, un romano di 38 anni con un curriculum di tutto rispetto: una laurea in pedagogia, una in sociologia e un dottorato in criminologia con tesi sulla pedopornografia.



Secondo i giudici della II sezione, Croce avrebbe abusato per mesi di un bimbo di 8 anni ospite in una casa famiglia dove lui prestava servizio, la Santa Klaus di Ostia. L'educatore - che ha già scontato tre anni di carcere (in primo grado aveva avuto cinque anni dal tribunale di Velletri) per violenze su altri bimbi affidatigli in assistenza domiciliare - ieri ha assistito all'udienza a Piazzale Clodio. E' libero e si ritiene un perseguitato dalla giustizia. Una giustizia che stavolta ha messo i paletti. La Corte ha previsto come pena accessoria l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e da lavori a contatto con minorenni.

Una vittoria per Romolo (il nome è di fantasia) il bambino che, dopo tre anni sempre più cupi, aveva trovato il coraggio di denunciare gli abusi subìti.



LA RIVELAZIONE

A undici anni si era sentito in «dovere di salvare altri bambini». E' questa la spiegazione che aveva fornito agli operatori di un nuova casa famiglia che lo ha accolto e al pm Stefano Rocco Fava della procura di Roma che ha incardinato l'inchiesta. Ieri nella sua requisitoria il magistrato ha chiesto nove anni di detenzione per Croce: «L'imputato», ha spiegato, «è una persona che per soddisfare la propria pulsione sessuale deviata approfitta di istituti dove ci sono minori. E Romolo, bimbo già in difficoltà, si porterà per tutta la vita dentro i suoi segni».



I DISEGNI

Il piccolo, in realtà, non ha mai avuto il coraggio di raccontare a parole il suo supplizio. Lo ha fatto attraverso carta e matita, con dodici disegni. In uno aveva disegnato un uomo nudo nella vasca da bagno e lui vicino. Disegni poi spiegati da una neuropsichiatra infantile.



A Velletri, invece, il presunto orco avrebbe approfittato, molestandoli, anche di bambini disabili affidatigli da enti per l'assistenza domiciliare. «Ho raccolto io la confessione di Romolo», aveva raccontato in aula il diacono con cui il bambino si era aperto. «Erano mesi che mi diceva ”ho una cosa da dirti”. E poi un giorno mi ha rivelato ”è arrivato il momento”. Era teso, nervoso. ”Fammele tu le domande. Che non capisci?” si innervosiva. ”Se mi fermo non posso aiutare altri. Sono preoccupato anche per la mia sorellina”. E allora l'ho esortato a scrivere o a disegnare». Rocco ha allora riempito dodici fogli pieni di dolore. Ultimo aggiornamento: 23:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA