«Aborto prima causa femminicidio», manifesto choc a Roma. Proteste su web: «Raggi intervenga». Ma il Comune fa sapere: «Impianti non nostri»

Lunedì 14 Maggio 2018
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Una campagna pubblicitaria che fa scoppiare la bufera mediatica. Un messaggio e un'immagine choc che campeggiano su cartelloni pubblicitari e le polemiche montano sui social, tanto che le donne sul web chiedono l'intervento della sindaca Virginia Raggi. «L'Aborto è la prima causa di Femminicidio nel mondo». Questo il manifesto affisso a Roma col quale è partita la campagna di CitizenGO #stopaborto in preparazione della Marcia per la Vita di sabato 19 maggio nella Capitale. «È in atto il tentativo di censurare e silenziare chi afferma la verità sull'aborto, che sopprime la vita di un bambino e ferisce gravemente quella della donna. Rivendichiamo il diritto di opinione ed espressione tutelato dalla Costituzione», così spiega la campagna CitizenGO. Una campagna che suscita polemica e che in molti sul web chiedono alla sindaca Virginia Raggi di fermare.

«Chiediamo alla sindaca di intervenire immediatamente per far rimuovere questo vergognoso manifesto da uno dei gruppi a nostra parere pro-odio e contrari alla libertà di scelta delle donne. Chiediamo a tutte le associazioni e a tutte le persone che intendono sostenere le nostre azioni a sostegno della Legge 194 e della libertà femminile (questa inclusa), di sottoscrivere questo post il proprio nome e cognome», scrive su facebook Rebel Network, la rete femminista per i diritti. L'intervento del Campidoglio è sollecitato anche dalla presidente del II municipio Francesca Del Bello: «Questa mattina Roma si è svegliata nuovamente invasa da manifesti offensivi per tutte le donne, soprattutto per quelle che hanno conosciuto l'esperienza difficile dell'aborto o della violenza. Chiediamo al Campidoglio e all'assessora Marzano di intervenire tempestivamente».

«Il manifesto #stopaborto della campagna CitizenGO Italia - 'L' Aborto è la prima causa di Femminicidio nel mondò - è stato affisso in impianti che non sono nella diretta gestione di Roma Capitale», comunica, in una nota, il Campidoglio spiegando che «a quanto si apprende dalle prime verifiche, tuttora in corso da parte della Polizia Locale, alcune copie sono apposte su impianti in concessione a privati, altre in spazi del circuito Spqr gestiti da privati in affidamento. In entrambi i casi l'affissione non è soggetta ad un'autorizzazione da parte del Comune».

«È brutale accomunare il tema del femminicidio a quello dell'aborto che è regolato per legge - fa sapere il Campidoglio - Temi così delicati meritano una particolare attenzione e sensibilità e non possono ridursi a slogan. Il rispetto delle donne consiste anche nell'evitare strumentalizzazioni mediatiche». 

Sulla vicenda interviene anche l'ex assessore al Commercio del Comune, Marta Leonori, che con un post su Facebook ricorda quali sono i compiti (nel controllo) dell'amministrazione comunale anche su impianti dati in concessione a privati. «Forse in Comune non sanno, ma sarebbe grave, che la delibera 50/2014 sugli impianti pubblicitari vieta all’art. 12 bis i messaggi sessisti, razzisti, lesivi della dignità delle persone - scrive la Leonori - anche sugli impianti dati in concessione», invitando infine l'amministrazione a procedere con la rimozione.

Ultimo aggiornamento: 15 Maggio, 12:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA