La scritta “lavori in corso” si piega quasi a contorcersi sotto il peso delle corse di topi e delle planate di piccioni e gabbiani. È adagiata su una rete arancione mangiata dal tempo (749 giorni per la precisione): una recinzione che sembra proteggere gelosamente una discarica composta da sacchetti putridi dell’immondizia, bottiglie di birra, recipienti di vernici, stracci, carcasse di mobili. Ci vuole coraggio ad avvicinarsi, serve molta pazienza per trattenere la rabbia dopo che le lacrime sono state già spese dopo essere andati a trovare i propri cari. La discarica cresce dal gennaio di due anni fa intorno a quella che i residenti chiamano la “Torretta serbatoio”, un antico rudere circondato da una delle più buie pagine dell’Urbe. Perché siamo davanti alla basilica di San Lorenzo Fuori le Mura e ancora più vicini all’entrata del cimitero monumentale Verano. Inutile ricordare che è meta di turisti, ma anche culla dei ricordi e delle lacrime dei romani che vanno a trovare i propri familiari.
Scempio al Verano: cumuli di rifiuti
Nel gennaio del 2021 un senzatetto fu avvolto dalle fiamme mentre provava a scaldarsi, morì qualche giorno dopo per le gravi ferite riportate.
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La protesta
Alessandro continua a vivere a San Lorenzo perché la ama. «Ma non c’è giorno che non trovi degrado intorno a me - dice - il piazzale viene trasformato in una discarica, ma anche in un parcheggio selvaggio dove qualunque cosa può accadere per non parlare delle manifestazioni estive che monopolizzano la zona». Alessandro conosce ogni angolo del piazzale. «Da settembre, ad esempio, c’è la carcassa di un camper schiacciato da un pino caduto - dice - non ci furono morti solo per miracolo, quegli alberi dopotutto sono a rischio, non ricevono manutenzione da tanto tempo».
L’immobilismo
Anche in quest’angolo dimenticato, diventato “trasparente” agli occhi degli amministratori c’è una rete arancione ormai abbattuta e uno slargo che si è riempito di foglie e fango. Poco più avanti guarda la Tiburtina la statua di papa Pacelli. «Anche quel posto è abbandonato» aggiunge Alessandro. Ai suoi piedi sorge l’ennesima tenda, rifugio di qualche clochard. «Nessun rispetto per i defunti e per i luoghi storici di Roma» protestava ieri Lorenzo rimasto basito davanti alla montagna di rifiuti che continua ad aumentare ogni ora di più. L’assessore all’Ambiente del II Municipio spiega: «È in corso la riconsegna dello spazio intorno alla torretta al Dipartimento Ambiente del Comune dopo la chiusura delle indagini sulla morte del clochard. Sono iniziate le potature sui 50 alberi della piazza». Insomma si aspetta la burocrazia. Da 749 giorni.
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